Alba Service, D’Autilia getta la spugna e lascia la presidenza

Nella lettera, inviata al Presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone questa mattina, l’ormai ex amministratore unico della società, fa presente come le sue proposte per tamponare l’emergenza della partecipata della Provincia, non sono state prese in considerazione.

Damiano D’Autilia non è più l’Amministratore unico di Albaservice. Una crisi profonda, il supporto che manca, i soldi che non ci sono più. Queste in sunto sono le motivazioni per cui il consigliere comunale di Lecce ha deciso di gettare la spugna e lasciare perché ormai la situazione stava diventando insostenibile ed i rischi erano molto più grandi delle speranze. La decisione è stata annunciata attraverso una missiva che D’Autilia ha inviato al Presidente della Provincia per formalizzare le dimissioni alla guida della società partecipata di Palazzo dei Celestini che ormai versa in condizioni di grave crisi da molti mesi.

Nella lettera, l’ormai ex amministratore unico della società, fa presente come le sue proposte per tamponare l’emergenza Alba Service non sono state prese in considerazione. E, così, non restava altra soluzione che rassegnare le dimissioni. L’eventuale interruzione di servizi pubblici essenziali, che ormai non è più solo una spaventosa ipotesi, potrebbe far scendere in campo anche la magistratura e, quindi, D’Autilia non se l’è più sentita.

Nella lettera ha continuato scrivendo come si stava andando incontro al taglio di servizi fondamentali di manutenzione anche nelle scuole. Ad ogni riunione il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, rispondeva sempre con lo stesso mantra: “Non abbiamo i soldi”. D’Autilia aveva proposto un taglio degli stipendi per 500 mila euro, ma gli altri 500 mila avrebbe dovuto metterli la Provincia. Anche in questo caso Gabellone ha risposto picche. Deserte persino le assemblee convocate per discutere questa soluzione.

Alla fine, quindi, D’Autilia – come continua a spiegare nella missiva – ha tirato i remi in barca, si è dimesso con l’amarezza di non essere stato ascoltato dal suo compagno di partito che lo ha messo in mano a dirigenti provinciali che sapevano solo ripetere lo stesso mantra dei soldi mancanti. Ora qualcun altro dovrà occuparsi di aprire le procedure di licenziamento dei 130 lavoratori, che dureranno 75 giorni, in attesa che Emiliano possa guadagnarsi sul campo il soprannome di Gladiatore, salvandoli tutti.



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