Anatra zoppa, udienza finita. Le tre strade percorribili dal Tar

Cresce l’attesa per la decisone dei Giudici, chiamati a confermare o meno il premio di maggioranza assegnato alla coalizione di centrosinistra. Ecco quali potrebbero essere le decisioni del Tar

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Il dado è tratto. L’udienza innanzi il Tribunale Amministrativo della Puglia, Sezione di Lecce, si è conclusa e ora l’attesa è tutta per la decisone dei giudici che sono chiamati a confermare o meno il premio di maggioranza in favore della compagine del centrosinistra in seno al Consiglio Comunale di Lecce.

Sarà anatra zoppa? C’è chi scommette di no, c’è chi giura che, a breve, il sindaco Carlo Salvemini dovrà inventare qualcosa per trovare i numeri nella principale assise cittadina. Quel che è certo è che la decisione che tra poche ore sarà diramata dai giudici amministrativi segnerà un punto di svolta nella storia politica recente di Palazzo Carafa.

Da una parte, ci sono i consiglieri eletti, quelli della compagine di governo, confermati lo scorso 19 luglio dalla Commissione Elettorale che ha ravvisato, intrepretando in maniera estensiva l’articolo 73 del TUEL, tutti gli elementi per garantire al Primo Cittadino governabilità e stabilità. 20 seggi assegnati alla squadra composta dalle liste a sostegno del duo Salvemini-Delli Noci (contro gli 11 per la minoranza) che di fatto consentono una solida maggioranza in Consiglio.

Il ragionamento della Commissione Elettorale, del resto, seppur articolato parlava chiaro: Carlo Salvemini è stato eletto sindaco ed è a lui che spetta il premio. Una tesi questa sostenuta stamane strenuamente dai legali difensori dei resistenti, anzi controinteressati, in giudizio. Silvano Vitale, Giovanni Castoro, Roberta De Donno, Ermenegildo De Giovanni, Maria Paola Leucci ed Ernesto Mola. Sono loro gli eletti che ‘rischiano il posto’ (non tecnicamente, ma a seguito degli assestamenti in aula dopo le nomine degli assessori).

Dall’altra parte della barricata Angelo Tondo, Attilio Monosi, Giorgio Pala, Paola Gigante, Laura Calò, Federica De Benedetto. Tutti esponenti di quattro liste che hanno sostenuto la candidatura di Mauro Giliberti e che, in un primo momento, si sono sentiti al sicuro dell’elezione.

La linea d’attacco, spinta dall’avvocato Pietro Quinto, ha fatto leva sull’interpretazione letterale della norma: “le liste di sostegno al candidato Mauro Giliberti – ha chiosato il noto legale – hanno conseguito già nel primo turno oltre il 50% dei voti validi espressi in quel turno. Dalla qual cosa consegue l’illegittima assegnazione del premio di maggioranza del 60% alle liste che hanno appoggiato il Sindaco eletto Carlo Salvemini, in violazione di quanto sancito dall’art. 73, comma 10 del TUEL”.

In estrema sintesi queste le posizioni dei ‘duellanti’ e ora la patata bollente è nelle mani del collegio giudicante, composto dai giudici della Prima Sezione presieduta da Antonio Pasca.

La decisione è attesa a breve, ma già si definiscono gli scenari. Tre le strade percorribili a questo punto.

Il TAR accoglie il ricorso: cambia il Consiglio Comunale

Qualora i giudici amministrativi dovessero accogliere le tesi dei ricorrenti, il Consiglio di Palazzo Carafa cambierebbe fisionomia. La sentenza, infatti, assegnerebbe la maggioranza pura (senza premio di maggioranza, sia chiaro), alla coalizione azzurra con 17 seggi. Numeri che garantirebbero di tenere appesa a un filo l’esperienza governativa di Carlo Salvemini. Due, in questo caso, le strade praticabile: scontato l’appello al Consiglio di Stato da parte centrosinistra, infatti, la Commissione Elettorale dovrà riunirsi nel più breve tempo possibile per la sostituzione dei consiglieri, a meno che non venga accolta una possibile richiesta di sospensiva da parte della squadra di governo che ghiaccerebbe il Consiglio Comunale fino alla decisione dei giudici romani.

Il TAR respinge il ricorso: Salvemini salvo, si va in Consiglio di Stato

Il caso opposto, invece, è quello che vedrebbe i giudici del TAR di Lecce sposare in pieno la lettura ‘evolutiva’ della norma data dalla Commissione Elettorale e, di conseguenza, anche quella dei difensori dei resistenti. Se il ricorso dovesse essere respinto il Consiglio Comunale resterebbe intatto, per lo meno fino alla decisione del Consiglio di Stato che certamente sarebbe investito della causa da parte degli esponenti di centrodestra soccombenti.

Dubbi di costituzionalità, si va davanti alla Consulta

Ma sul banco c’è anche un’altra carta, quella della questione di legittimità costituzionale. In questo caso cioè i giudici potrebbero decidere di non-decidere, rinviando il giudizio sulla bontà della norma in questione alla Corte Costituzionale. Una soluzione, questa, che vedrebbe la Consulta impegnata nel decidere se a prevalere sia il principio di rappresentatività o quello di governabilità. L’ipotesi non è peregrina dal momento che gli avvocati dell’attuale maggioranza hanno chiesto al TAR d valutare tale possibilità in via subordinata, ma che l’avvocato Quinto ha contestato fermamente, affermando che più di una volta (l’ultima è stata nel 1996, ma poi a ribadirlo è stato il TAR Bari nel 2013) la Consulta ha ribadito la legittimità della norma, se non altro poiché vi è una discrezionalità del legislatore nel bilanciare l’interesse alla rappresentanza politica e quello alla governabilità (equilibrio messo in crisi dall’attuale sistema di voto che prevede il voto disgiunto). In questo ultimo caso il Consiglio Comunale resterebbe salvo, fino alla decisione della Corte Costituzionale e fino alla ripresa del giudizio nel merito: in soldoni, ancora tanto altro tempo prima di sciogliere definitivamente il nodo.

Leccenews24 ha seguito minuto per minuto l’udienza, per leggere cosa è accaduto clicca qui.



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