Caos in Provincia, la protesta dei lavoratori fa sospendere il consiglio

Come era prevedibile, quella di oggi è stata una mattinata di tensione a Palazzo dei Celestini. L’assise convocata per discutere dei tagli di organico e di risorse è stata sospesa per le proteste dei lavoratori

Prima un’assemblea di lavoratori Rsu nell’atrio di Palazzo di Celestini, nel frattempo una delegazione di sindacati e dipendenti Alba Service erano a colloquio con il Prefetto. Poi, si è passati, tutti uniti, nell’aula consiliare della Provincia, dove era previsto un consiglio caldissimo. E così è stato. Tanta era la tensione che è stato chiesto alla Polizia ed al personale della Digos di sgomberare l’aula consiliare. Nel frattempo, però, la protesta dei lavoratori cresceva ed aumentava i toni ogni minuto di più ed è stato deciso, dopo un rinvio, una serie di risse verbali, insulti, minacce e cori di ogni tipo, di sospendere la seduta del consiglio provinciale.

Come era prevedibile, quella di oggi è stata una mattina di tensione a Palazzo dei Celestini. L'assise convocata per discutere dei tagli di organico e di risorse è stata sospesa per le proteste dei lavoratori, quelli direttamente dipendenti dall’ente, quelli di Salento Energia e quelli delle due partecipate, Rsu e Alba Service che da venerdì occupano anche i tetti di Palazzo Adorno, sede della giunta, giorno e notte. L'esposizione da parte del presidente, Antonio Gabellone, della situazione economico-finanziaria dell'ente ha preso il via in una sala gremita da parte di sindacati, lavoratori infuriati e stanchi, che hanno preso possesso di tutti i posti che solitamente spettano a consiglieri ed assessori, e addobbata con le bandiere sindacali, ma è durata poco. Dopo l’apertura dei lavori, frutto di 10 presenti e 6 assnti, e la discussione dei primi due punti, il Presidente, insieme ai suoi colleghi della maggioranza, sono stati costretti ad abbandonare l’aula dal retro senza passare in mezzo alla folla per evitare ulteriori tensioni.

Il motivo? Sempre lo stesso, quello cioè di cui si discuteva da giorni e che ha scatenato l’ira e le proteste. Al terzo punto all’ordine del giorno c’erano, infatti, le decisioni assunte da parte della Provincia sugli indirizzi da prendere per far fronte alla crisi economico – finanziaria. Decisioni già prese, ma che proprio nel consiglio odierno dovevano essere ratificate. Il 60% dei tagli alle risorse destinate ai dipendenti e partecipate provinciali è, ed è sempre stato, l’oggetto del contendere. Del rimbalzo di responsabilità tra Regione e Provincia e decisioni prese da Legge Delrio e Legge di Stabilità, gli unici a pagare davvero le conseguenze di tutto sono i dipendenti provinciali che continuano a vedere ombre lunghissime sul loro presente, ma soprattutto sul loro futuro. I sindacati, spinti dai lavoratori e con l’appoggio di consiglieri di minoranza, quindi, hanno chiesto a gran voce, con il supporto di un megafono, il rinvio di questo punto all’ordine del giorno, chiedendo altresì la convocazione di un tavolo tra lavoratori, sindacati ed organi istituzionali che possa trovare una soluzione a questo problema.

Il putiferio vero e proprio si è scatenato quando il Presidente Gabellone ha espresso la volontà dell’Amministrazione di rinviare il terzo punto alla fine del consiglio, ma di discuterlo comunque in giornata. La minoranza si è subito opposta a questa decisione e ha fatto capire, tramite il consigliere Scorrano che, se non si fosse rinviata la discussione sull’argomento in questione, sarebbero passati dall’altra parte dell’aula a sostegno dei lavoratori. La confusione e la rabbia intanto montava ancora di più le urla: “dimissioni”; “vergogna”; “a casa”, si erano ormai impadronite dell’aula. Oltre le risse verbali, un paio di lavoratori hanno cercato di raggiungere il consigliere Tundo con aria minacciosa, ma sono stati prontamente, anche se a fatica, fermati dai presenti in aula. La decisione di sospendere la seduta per mezz’ora ha contribuito solo ad aumentare le tensioni ed il malcontento e, come prevedibile, dopo 30 minuti la situazione non era cambiata affatto.

La maggioranza ha cercato di riprendere i lavori, ma le urla e la rabbia dei presenti non lo hanno reso possibile. È stato chiesto, quindi, lo sgombero dell’aula con l’aiuto della Polizia e della Digos e gli animi, se ce ne fosse ulteriormente bisogno, si sono surriscaldati ancora di più. Gli slogan “dimissioni” e “a casa” hanno coperto l’aula in un frastuono assordante e, alcuni lavoratori, si sono seduti per terra, con la chiara intenzione di non abbandonare l’aula per nessuna ragion al Mondo. La situazione era ormai degenerata ed era chiaro che non si poteva più trovare alcuna mediazione. Così, ad un nuovo appello, si è scoperto che il numero legale non c’era più, che molti assessori e consiglieri di maggioranza, tra cui il Presidente Gabellone, si erano allontanati dal retro e che la seduta era stata ufficialmente rinviata.