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La ‘Buona Scuola’, scende nuovamente in piazza la protesta dei docenti salentini

by Redazione
23 Agosto 2017 17:27
in Politica
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Armati di fischietti, nacchere e cartelli, si sono dati appuntamento nel pomeriggio di oggi in Via XXV Luglio a Lecce, dinanzi alla Prefettura e, al grido di “Scuola pubblica”, hanno inscenato una civile protesta, bloccando ad intermittenza il traffico della centralissima via cittadina.

Si tratta dei docenti salentini a cui proprio non va giù la Riforma della Scuola studiata dal Governo Renzi. Troppi tagli, troppe incertezze sul futuro e poco riconoscimento sociale per una professione importante e che pone le basi per il futuro.

“Non si tratta di una Riforma, bensì di una nuova Finanziaria che penalizza la scuola pubblica a discapito di quella privata. Di questo non possiamo far altro che ringraziare Matteo Renzi”, affermano alcuni docenti.

“I punti che maggiormente critichiamo? Innanzitutto il reclutamento diretto da parte dei dirigenti scolastici; a causa di questo provvedimento non ci sarà più alcuna assunzione a tempo indeterminato e saremo alla mercé dei presidi e degli albi regionali che saranno rinnovati ogni  tre anni.

Inoltre con questa legge si tagliano ulteriormente in fondi, sarà possibile devolvere ad una determinata scuola il 5×1000, ma non è una soluzione: immaginiamo che l’istituto scolastico si trovi in un quartiere ad alto indice di povertà. Quanto potrà mai essere devoluto?

Sul fatto, poi, che ci saranno incentivi per quel che riguarda lo studio dell’inglese e in favore delle piattaforme multimediali possiamo solo dire che l’inglese, ormai, viene ben insegnato da tantissimi anni e per quel che riguarda la multimedialità le scuole hanno già provveduto grazie ai fondi comunitari.

Verrà destinato un fondo di 500 euro ad insegnate per la formazione, ma è inutile.      Bisogna tenere presente che il corpo docente attuale non è più quello di una volta: siamo tutti laureati, specializzati e abbiamo conseguito master. Sarebbe meglio che queste risorse venissero inserite in busta paga, il nostro stipendio, infatti, è bloccato da 14 anni, dal 2001. Se una persona ha deciso di investire nello studio è perché ci crede e l’Esecutivo con queste decisioni dimostra scarso riconoscimento sociale a questa professione”.

Infine, i docenti, non risparmiano una personale interpretazione del perché di questa riforma: “La gerarchia scolastica che si vuole instaurare è la fotografia di ciò che è avvenuto con la Riforma

Elettorale, il principio, cioè ‘dell’uomo solo al comando’, maggior potere al Premier e minori capacità al Parlamento, in modo tale che si possa avere il controllo più totale”.

Tags: riforme-scuola
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