Liste Pd, Claudio Stefanazzi va in Parlamento e Loredana Capone resta in Regione. Cresce la polemica contro Emiliano

Stefanazzi sarà candidato come capolista nel listino bloccato. A pagarne le conseguenze Loredana Capone che trova spazio in posizione poco favorevole, con scarse, scarsissime possibilità di elezione. Ottimo riconoscimento anche per Sebastiano Leo, assessore regionale

Alla fine ha trionfato il Sistema Emiliano. Nella compilazione delle liste elettorali del Partito Democratico il Governatore di Puglia si era impuntato sulla candidatura del suo capo di Gabinetto, Claudio Stefanazzi, che in questi anni è stato l’artefice dello ‘sfondamento’ a destra della coalizione risultando l’anima dell’accordo con Alessandro Delli Noci prima e il mondo del cosiddetto ‘civismo’ dopo. L’impuntatura ha portato i suoi effetti: Stefanazzi sarà candidato come capolista nel listino bloccato.

A pagarne le conseguenze Loredana Capone che trova spazio in posizione poco favorevole, con scarse, scarsissime possibilità di elezione. Ottimo riconoscimento anche per Sebastiano Leo, assessore regionale alla formazione professionale e alle politiche attive per il lavoro della Giunta Emiliano; spazio anche per lui in un collegio uninominale salentino.

Parlare di liste elettorali il 17 agosto sembra un errore di sistema, si tratta invece delle bizzarrie italiane. A meno di un mese dalle elezioni politiche del 25 settembre indette dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo la caduta del Governo Draghi, i partiti politici sono costretti ad organizzare le liste per presentarsi ai cittadini e chiedere il loro voto. Si badi bene che si tratta della prima tornata elettorale all’indomani della riforma costituzionale approvata con un referendum popolare che ha ridotto i parlamentari del 30%, portando i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Insomma pochi posti per tante richieste.

A tenere banco in queste giornate è stata soprattutto la vicenda interna al Pd. Alla fine il Partito Democratico di Enrico Letta ha quadrato il cerchio e in Puglia la specificità del Progetto Emiliano non è stata mortificata sull’altare dell’ortodossia di partito. Ovvio che a pagarne le conseguenze, visti i pochi posti a disposizione, come dicevamo, tutti quelli che non rientravano nel cerchio magico del Governatore. La necessità sorta a livello nazionale di inserire nei listini bloccati alcune figure nazionali di spicco in caso di mancata elezione nei loro collegi uninominali di provenienza (vedi Misiani e Valente) ha tolto il posto ai pugliesi che avrebbero ambito a tali postazioni. La Capone è una di quelle che pagano questa strana legge elettorale, il Rosatellum, che contempla mezzi nominati dalle segreterie di partito e mezzi eletti dai cittadini.

Proprio il sacrificio della Capone ha fatto storcere il naso al segretario proviciale del Pd, Ippazio Morciano, pronto addirittura a dimettersi. Dario Stefano lo aveva già fatto ed è atteso a braccia aperte nel cosiddetto Terzo Polo.



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