MPS, parte l’appello dei dipendenti salentini

‘Non lasciateci soli’, questo l’appello ai Parlamentari pugliesi da parte dei lavoratori della Banca, impegnata in un piano di razionalizzazione ambientale.

“Non permettete questo scempio – gridano i dipendenti delle sedi salentine del Monte dei Paschi di Siena – riunite un tavolo ministeriale urgente a Roma per non avere sulla coscienza altre 185 famiglie!”. E’ chiaro e forte il messaggio dei lavoratori stremati dall’incertezza sul futuro, a seguito del piano di riorganizzazione messo in atto dall’Istituto di credito senese.
L’ultimo piano industriale di Banca Monte dei Paschi, secondo i lavoratori, appare come una forte penalizzazione per il Salento e per le sue famiglie. “Pochi giorni fa Banca Monte dei Paschi di Siena – spiegano i dipendenti – ha definito i confini del ramo d’azienda che entro il primo di gennaio verrà ceduto ad una nuova società di servizi (ancora da costituire) dando il via alla c.d. esternalizzazione del back office”.
Già lo scorso mese di gennaio, Cgil, Fisac Cgil e Filcams di Lecce denunciarono la e situazione in cui, a partire dal 1° gennaio, si trovarono 11 lavoratori di una ditta appaltatrice, dipendenti di una società che si occupa delle attività di back-office, sul polo di Lecce della Banca Monte dei Paschi di Siena. 

Oggi, il timore dei lavoratori è che in realtà Banca Monte dei Paschi non intenda esternalizzare il proprio back office, quanto piuttosto “spingere fuori dal perimetro bancario 185 lavoratori ben identificati”, visto che “le attività svolte sono solo un elemento iniziale di selezione, ma non determinante, considerando che lavoratori che svolgono la medesima attività finiscono uno per essere esternalizzato mentre l’altro viene indirizzato verso strutture diverse della banca”.
Come si legge ancora nella nota, il Salento verrebbe oltremodo penalizzato da questa operazione che inizialmente vedeva coinvolta una platea di 2058 lavoratori tutti appartenenti alla divisione denominata DAACA, allocati su 7 diversi poli (Siena, Lecce, Milano, Padova, Roma, Firenze e Mantova). “La Banca oggi ha ridefinito il perimetro dei lavoratori da esternalizzare – spiegano i dipendenti – saranno 1085, ossia il 52% del totale, ma la scelta ha colpito fortemente il Salento dove la percentuale di lavoratori interessati dalla cessione è vicina al 70% (a Milano la percentuale è del 13%, a Mantova del 55%): sono infatti 182 su 267 i lavoratori salentini che banca Monte dei Paschi intende cedere”.
I lavoratori leccesi, nell’ambito di questa operazione, a causa dell’età media piuttosto bassa di circa 46 anni, risulterebbero essere i più esposti al rischio licenziamento definitivo.

Alle rimostranze dei lavoratori, la Banca ha inizialmente sostenuto che la nuova società sarebbe nata da una partnership con un altro soggetto, e che avrebbe sempre visto il Monte dei Paschi come azionista. L’attuale situazione, invece, vede come unici soggetti interessati a divenire azionisti di questa nuova società due aziende non bancarie, Bassilichi Accenture. “Banca Monte dei Paschi – denunciano i dipendenti – si è di fatto defilata, e se per un anno ha sostenuto con mercato e lavoratori che non avrebbe esternalizzato, ma solo “societarizzato” 1000 dipendenti con le relative attività, oggi a pochi giorni dalla realizzazione del progetto, scopre le carte e scompare dalla compagine azionaria del nuovo soggetto”.

E poi una domanda sorge spontanea “Bassilichi e Accenture come faranno a supportare una nuova società con 1100 dipendenti quando stanno licenziando e mettendo in cassa integrazione dipendenti di altre società di cui sono azioniste?"
Ci si chiede ancora “come sia possibile che Bmps ceda le attività ed i lavoratori che le svolgono, ad una nuova società che promette di fornire a Bmps le stesse attività con lo stesso personale dietro il pagamento di un canone ben più basso del costo del personale stesso che ha preso in carico con l’esternalizzazione?”

Se si pensa che le due società interessate all’accordo sono Bassilichi -azienda con meno di 2mila lavoratori attualmente in agitazione, dei quali diversi in cassa integrazione, solidarietà e riduzione orario di lavoro- e Accenture – soggetto spesso interessato da esternalizzazioni – la situazione dei 182 lavoratori lavoratori appare grave .
Insomma, occorre un’azione concreta della politica che deve pretendere l’apertura immediata di un tavolo ministeriale presso il governo. “Ricordiamo – concludono i lavoratori – che Banca Monte dei Paschi ha ricevuto 4 miliardi dallo Stato per evitare il fallimento, se verrà lasciata libera di portare a termine questa operazione lo Stato avrà finanziato una società  che per ringraziamento licenzierà una parte dei suoi dipendenti con grave danno soprattutto per il nostro territorio”.



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