Piconese a tutto campo: l’addio sofferto al Pd, le colpe del renzismo, la nuova stagione di militanza

L’ex segretario provinciale del Pd, Salvatore Piconese, dimissionario da poche ore da quel partito che avrebbe smarrito la sua identità, si racconta in una esclusiva intervista a Leccenews24.

C'era un tempo in cui "essere di sinistra" significava molte cose. Era il tempo di un fenomeno culturale oltre che politico, della tutela dei diritti dei lavoratori, della difesa dei più deboli, degli emarginati, gli ultimi. Era una sinistra che oggi non c'è più. Il Partito Democratico che avrebbe dovuto incarnare quel l'ideale primigenio in cui affonda le sue radici è, ad oggi, in antitesi con quei valori e quei principi. Ed è in questa mutazione genetica che va ricercata la ragione di un addio tanto sofferto quanto quello dell'ex segretario provinciale, Salvatore Piconese. Ne abbiamo parlato insieme a lui. 

Nel dare le sue dimissioni da Segretario provinciale del Partito Democratico, ha parlato di una decisione sofferta e maturata nei mesi. Qual è stato il punto di rottura che l’ha spinta a lasciare il partito?
Mi sono dimesso da Segretario Provinciale del PD, prima della scadenza del mio mandato, prevista il prossimo autunno, perché convinto che il partito abbia definitivamente abbandonato i suoi valori fondativi legati ai principi di democrazia e giustizia sociale.  E poi è ormai chiara l’incapacità politica e culturale da parte dell’attuale gruppo dirigente nazionale del PD di costruire un nuovo campo largo e plurale di centrosinistra. E questa mia convinzione è stata condivisa da oltre 100 dirigenti locali e provinciali che, insieme a me, hanno lasciato il PD per aderire ad Articolo Uno.

L’On. Capone ha dichiarato che lei, da tempo, fosse una figura fantasma nel Pd, ritiene veritiera tale affermazione? Sente di aver svolto il suo ruolo al massimo delle sue possibilità in questi ultimi mesi da segretario?
Mi verrebbe da dire: l'On. Capone chi? Perche' se è quello che ha perso le ultime elezioni amministrative a San Cesario e non è riuscito nemmeno a essere eletto consigliere comunale, lo stesso poi che quando faceva il segretario provinciale del PD perdeva in tutti i comuni, tra cui Lecce, Nardò, Casarano senza mai dimettersi, dovrebbe avere un po' di buon senso e tacere. Anche perché tutto quello che afferma è falso. Io ho svolto sempre il mio ruolo, fino al giorno delle mie dimissioni, con assoluto senso di responsabilità, a partire dalle amministrative nella città di Lecce, dove il centrosinistra torna a vincere dopo 22 anni.
 
Nel motivare la sua scelta ha parlato di un partito, quello Democratico, che ha subito uno scollamento dal tessuto sociale. Ma il problema è veramente e soltanto Renzi?
Con Renzi c'è stata una trasformazione politica che ha portato il PD ad essere "altro" rispetto alla sua storia e alle sue culture riformiste e democratiche di riferimento. Ciò ha prodotto una “grande scissione” tra il partito e il suo popolo. Una scissione vera, fatta di uomini e donne, nella quale una parte importante di militanti, iscritti e elettori ha abbandonato gradualmente il partito negli ultimi anni. Ecco sono convinto che il renzismo abbia volutamente “tagliato” i fili che legavano il PD alla sua storia. Ed è evidente che il principio della “rottamazione” era rivolto esplicitamente alla rottamazione brutale e violenta di una storia e di una cultura politica, ossia: quella legata alla Sinistra e alla storia del movimento operaio. Le mie dimissioni sono sofferte poiché, dal 2013, avevamo avviato una nuova fase per il PD salentino, fatta di ricostruzione del partito sul territorio, di riapertura di circoli, di organizzazione del tesseramento e di selezione della classe dirigente locale alla guida delle città. E in tal senso abbiamo invertito il trend negativo che caratterizzava il PD fino a quel momento, difatti il centrosinistra ritorna a vincere alle amministrative governando così moltissime città chiamate al voto in questi anni: la vittoria storica del centrosinistra a Lecce con Carlo Salvemini.
 
Nelle more di una riforma della legge elettorale che tarda ad arrivare, la nuova forza politica Articolo 1 – MdP con quali altre forze politiche dialogherà anche in Puglia? Esclude un confronto con il Partito Democratico?
Articolo Uno ha inaugurato il primo gruppo in Consiglio regionale in Puglia, con i consiglieri Abaterusso, Romano e Vizzino. È all'interno dell'alleanza di centrosinistra che sostiene il Governatore Emiliano. Per il resto il progetto di Articolo Uno in campo nazionale è quello di riorganizzare, su basi nuove e plurali, un nuovo centrosinistra, in discontinuità  con l'esperienza di Renzi.
 
L’1 luglio la vostra nuova formazione politica sarà a Roma con Giuliano Pisapia. Crede quindi che la riforma di una sinistra, in Italia, che si ricongiunge agli ideali di un tempo debba passare attraverso il modello proposto da Campo Progressista?
Saremo a Roma con la forza e il coraggio che Articolo Uno ha dimostrato in questi mesi. E lo saremo ancor di più perché consapevoli che è necessario e urgente ricostruire un campo democratico e progressista in Italia. Pisapia sta svolgendo un ottimo lavoro, e Articolo Uno dara' il suo prezioso contributo politico e organizzativo.

Tenuto conto che Carlo Salvemini è figura politica ben  lontana dalle logiche del Partito Democratico e che, nel tempo, si è contraddistinto per un percorso esclusivamente civico, come giudica il risultato del Partito Democratico nella campagna elettorale leccese? E’ un caso che il Pd riesca ad andare al governo della città con un candidato sindaco mai appartenuto allo stesso?
 Ogni città ha la sua storia e le sue dinamiche specifiche. Il PD, però, è stato l'artefice, prima, della costruzione della coalizione, poi, della candidatura a sindaco di Salvemini mediante un lavoro continuo e un'interlocuzione costante con figure autorevoli della città.
 
Quale futuro politico si apre davanti a lei in Articolo 1 – Mdp? Sarà destinatario di un ruolo nella dirigenza?
Sarò, come sempre, un militante della sinistra.



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