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#stopCaporalato, la battaglia della CGIL continua:’Coltiviamo la legalità’

by Paolo Panico
21 Luglio 2016 15:05
in Politica
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Un reportage fotografico della CGIL sulle gravi condizioni in cui vivono i braccianti stranieri nell'area di Nardò. Comincia così, con questa visione preoccupante, la conferenza stampa che annuncia l’ennesima iniziativa del sindacato contro una delle piaghe sociali più vergognose appartenenti al nostro territorio. Si tratta del Caporalato: malessere per taluni, al contempo arricchimento per altri. Parte da qui, allora, l'iniziativa intitolata "#stopCaporalato, Coltiviamo la legalità", intenta a combattere il fenomeno dello sfruttamento in agricoltura. Parliamo di circa 400mila operai "impiegati" per meno di tre euro l'ora. E il giro d'affari illegale, spesso, raggiunge i 17 miliardi di euro. La sigla sindacale leccese, dunque, chiede la rapida approvazione del DDL 2217 contro lo sfruttamento.

“La tratta di esseri umani rappresenta il terzo business delle mafie dopo droga e  armi. Non guarda solo braccianti stranieri, ma l’intera area internazionale, creando condizioni di assoggettamento e dumping salarariale”. A specificarlo sono Valentina Fragassi e Antonio Gagliardi, rispettivamente i segretari generali leccesi di CGIL e FLAI. “Aggrava – continuano – le condizioni di lavoro, lesive della dignità umana, assolutamente insostenibili. Parliamo sia di braccianti stranieri che italiani. Paolo, Abdullah, Arcangelo, Zaccaria, Ioan; tutti deceduti per le condizioni a cui erano sottoposti. Il nostro quotidiano impegno è rivolto alle vittime del caporalato”. L’occasione giusta dunque, stamattina, per illustrare il risultato di uno dei quotidiani sopralluoghi svolto nelle zone “calde” del Salento. “Circa 200 lavoratori ammassati, tra cui donne, in aree senza servizi o ‘organizzate’ da presunti caporali, con ricoveri ricavati da teli in plastica e materiali di scarto”, aggiungono. “Nel frattempo, nonostante l’impegno delle istituzioni, i campi allestiti risultano ancora in gran parte non funzionanti”.

Purtroppo, Nardò raffigura “uno dei luoghi simbolo, ingiustamente”. “Riteniamo infatti che debba venire considerato, semmai, il luogo simbolo di rinascita della lotta dei lavoratori per i diritti”. La FLAI ha poi ricordato che, nei prossimi giorni, sarà sottoscritto in Regione Puglia l’accordo quadro attuativo del protocollo sperimentale nazionale contro il caporalato e il lavoro nero. Tra gli impegni presi, la presenza quotidiana – nei campi d’accoglienza – della Tenda Rossa al fine di assistere ogni giorno i diretti interessati.

Da sottolineare, inoltre, la collaborazione con la Campagna di Progressi tramite cui si chiede la rapida approvazione del disegno di Legge contro il caporalato, fermo da quasi un anno al Senato. “La scorsa estate la Puglia è stata protagonista di una delle pagine più nere della storia del lavoro, con le drammatiche morti di stranieri e italiani piegati dallo sfruttamento e dall’assenza di regole. Serve una legge che dimostri una ferma e convinta lotta all’illegalità. La CGIL continuerà la sua battaglia che punisca le imprese ricorrenti ai caporali”.

Tags: caporalato
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