Calcio. Errare è umano, perseverare è diabolico

Ancora errori imperdonabili sui campi di calcio. A che servono arbitri di linea che non vedono i gol?

Un altro errore, un’altra ingiustizia, una delle tante ormai che si compiono sui campi di calcio. Il Palermo viene danneggiato da una svista arbitrale nel match contro la Sampdoria, e perde due punti in classifica che potrebbero rivelarsi preziosi per il suo futuro nel campionato di massima serie. Una svista che non ha colpevoli, né prevede risarcimenti. Solo tanta rabbia e un certo grado di incredulità, perché davvero non si capisce a cosa servano 5 arbitri a governare i destini di una partita di calcio che ancora una volta viene ad essere falsata.

Ma soprattutto non si comprende quali fossero i pensieri che hanno annebbiato la mente e la vista dell’arbitro addizionale, perfettamente piazzato sulla linea di porta a pochi metri dal pallone che ieri ha superato abbondantemente la linea di porta della Sampdoria. Un errore marchiano, imperdonabile e incomprensibile, che penalizza una squadra che forse avrebbe meritato di raccogliere sul campo i frutti di mille fatiche.

Gli arbitri invece non vedono e probabilmente non servono a questo punto, perché nessuno forse avrebbe visto la palla dentro a velocità reale. Ecco perché serve la tecnologia, per evitare errori, danni e polemiche.

Quando l’oggetto del contendere è incerto e gli arbitri non sono sicuri, si fermano 30 secondi, si guardano le immagini così come le vediamo noi da casa e si verifica o meno la segnatura. Risultato?

Tutti contenti, i giocatori e gli arbitri e soprattutto niente polemiche e niente recriminazioni.

Qui non si tratta, infatti, di fischiare una punizione a centrocampo, che può influire o meno sul risultato, qui si tratta della palla che oltrepassa la linea di porta e che certamente ha influito sul risultato finale.

E’ inutile mettere gli arbitri di porta, è ora di mettere occhi infallibili per ridurre gli errori a zero. Ma l’Italia è un  Paese in cui le riforme, di qualsiasi tipo, non si riescono a fare mai. Si preferisce continuare a sbagliare piuttosto che cambiare. E questo non va proprio bene.



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