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Quando una banana ci salva dalla stupidità. E dal razzismo

by Redazione
24 Agosto 2017 12:11
in Sport
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Fanno il giro del mondo le immagini del difensore brasiliano del Barcellona, Dani Alves che dinanzi ai gesti razzisti dei tifosi del Villareal sbuccia la banana che avevano lanciato dagli spalti e ne mangia un pezzo

Siamo al 31mo della ripresa di Villareal-Barcellona. Il blaugrana, incappati in un’annata storta, ovvero alla fine di un ciclo meraviglioso, stanno perdendo per 2-1. Dagli spalti della piccola città spagnola, in cui ha giocato anche Pepito Rossi, piovono cori e insulti razzisti sui giocatori catalani e, nei pressi della bandierina del calcio d’angolo, mentre Dani Alves si sta recando per battere un corner, insieme a tanti buu razzisti, piove perfino una banana.

Dinanzi a questo gesto ignobile e a cose simili, abbiamo visto reazioni diverse. Ricordate Zorò del Messina? Scelse di abbandonare la partita e di andare via. ricordate Balotelli e le sue minacce di lasciare il terreno di gioco? Per non parlare, poi, di Kevin Prince Boateng che, nell’amichevole del Milan a Busto Arsizio contro la Pro Patria, offeso da cori razzisti, prima di andarsene dal terreno di gioco scagliò violentemente il pallone contro le gradinate.

Bene, torniamo al “Madrigal, allo stadio spagnolo e al 31mo del secondo tempo. Dani Alves di fronte a quel gesto vergognoso dei tifosi giallo canarino non si scompone in niente, raccoglie la banana, la sbuccia, ne mangia un pezzo e batte il corner.

Di lì a poco il Barça vincerà la partita, ma soprattutto accade qualcosa di grandioso. Quel gesto “superiore” diventa una testimonianza di lotta al razzismo e grazie ai nuovi social network il gesto di sbucciare e mangiare la banana diventa una adesione alla battaglia.

Il web viene inondato da selfie, compreso quello del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e dell’allenatore della Nazionale Cesare Prandelli.

Attenzione, il gesto del tifoso del Villareal non è certamente meno vergognoso, ma la risposta del terzino brasiliano, nella sua straordinaria normalità, rimanda al mittente l’ignoranza e dimostra che nel nostro mondo multirazziale è possibile anche combattere grandi battaglie con un sorriso.

Tags: no-al-razzismo
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