Alba, mare e speranze: il nuovo anno comincia dal faro di punta Palascia

Anche quest’anno molte persone hanno scelto il Faro di Punta Palascia, a Otranto, per ammirare la prima alba. Una tradizione che si ripete da tempo.

Quasi vent’anni fa era un illustre sconosciuto. Il Faro di Punta Palascia, dal nome di un santo ortodosso che incuteva reverenza e timore, ospitava i pescatori e i nostalgici.

Quello scorcio, affascinante e suggestivo, raccontava storie di canti malinconici, di sirene e di leggende a chiunque fosse di passaggio. In alcuni giorni, quando soffia il vento di grecale, è possibile ammirare le montagne dell’Albania che sembrano incorniciare il mare per un breve tratto. Tanto breve che non impedì ai conquistatori turchi di raggiungere Otranto più di una volta. In altri, quando le nuvole sono gonfie di pioggia e il sole le illumina, sulla superficie dell’acqua si può scorgere un brillio, dei riflessi dorati bellissimi.

Dal 2000, l’estremità più ad est della penisola italiana diventò “illustre”. Impossibile perdersi la prima alba del nuovo millennio. Da allora, molti italiani e stranieri continuano a scegliere la “Perla d’Oriente”, per guardare sorgere la luce del giorno. Proprio lì, da quella scogliera che si inoltra nel mare di un colore blu intenso.

Anche nel 2018 è stato così. La notte del 31 dicembre il Faro di Punta Palascia si è popolato di attese, di desideri e speranze. Una festa non più silenziosa viste le presenze che aumentano anno, dopo anno. Tutti ad ammirare la prima alba sorgere lì, dove finisce l’Adriatico e comincia lo Jonio.



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