Alba, mare e speranze: il nuovo anno comincia dal faro di punta Palascia

A Punta Palascìa, nel punto più orientale d’Italia, si può ammirare la prima alba d’Italia. Anche quella del nuovo anno.

Venti anni fa era un illustre sconosciuto. Il Faro di Punta Palascia, dal nome di un santo ortodosso che incuteva reverenza e timore, ospitava solo i pescatori e i nostalgici. Quello scorcio, affascinante e suggestivo, raccontava storie di canti malinconici, di sirene e di leggende a chiunque fosse di passaggio.

In alcuni giorni, quando soffia il vento di grecale, è possibile ammirare le montagne dell’Albania che sembrano incorniciare il mare per un breve tratto. Tanto breve che non impedì ai conquistatori turchi di raggiungere Otranto più di una volta. In altri, quando le nuvole sono gonfie di pioggia e il sole le illumina, sulla superficie dell’acqua si può scorgere un brillio, dei riflessi dorati bellissimi.

Dal 2000, l’estremità più ad est della penisola italiana diventò “famosa”. Impossibile perdersi la prima alba del terzo millennio. Da allora, molti italiani e stranieri hanno scelto la “Perla d’Oriente“, per guardare sorgere la luce del giorno dal faro che illuminava le notti dei pescatori senza lampare, uno dei (cinque) più importanti del Mediterraneo. Proprio lì, da quella scogliera che si inoltra nel mare di un colore blu intenso.

Forse quest’anno, ancora una volta, nella notte del 31 dicembre il Faro di Punta Palascia non si popolerà di persone, ma resta la magia. Quella fatta di attese, di desideri e speranze affidata al sole che per primo sorge lì, dove finisce l’Adriatico e comincia lo Jonio.



In questo articolo: