Con “I luoghi di Renata” San Cassiano ricorda la Fonte, eroina ambientalista uccisa perché difendeva il Salento

La sequenza di scatti di Paolo Laku restituisce lo sguardo di Renata su scorci e panorami inviolati grazie al suo grande impegno civile. Gesto d’amore, e di coraggio, pagato a caro prezzo.

Una mostra fotografica per ricordare una donna che ha pagato con la morte il suo impegno civile e morale. Che ha più volte ribadito la sua ostilità alle speculazioni edilizie, alla sete di denaro dei potenti locali.

Si inaugurerà domani, domenica 14 ottobre, nel frantoio ipogeo di San Cassiano, la mostra fotografica dedicata a Renata Fonte, donna salentina di coraggio e tenacia, per sensibilizzare studenti e visitatori sul tema importante e sempre attuale – oggi più che mai – della tutela dell’ambiente.

La mostra “I Luoghi di Renata”, realizzata nell’ambito del Festival la Notte della Taranta dedicato al paesaggio e promossa dall’associazione “ConTatto” onlus di San Cassiano, è un viaggio fotografico curato da Palo Laku che esplora la natura e l’intima solitudine di Renata Fonte, l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione di Nardò uccisa il 31 marzo del 1984, che pagò con la vita la difesa estrema della sua terra.

Alla speculazione edilizia e alla minaccia di cementificazione dell’incantevole baia, Renata Fonte oppose la cultura della bellezza e della salvaguardia dell’ambiente. Nell’incontro inaugurale – che si terrà nella sala consiliare del Comune di San Cassiano, domani alle 11 – saranno presenti le figlie di Renata, Sabrina e Viviana Metrangola insieme ai rappresentanti dell’associazione “ConTatto”.

Da piazza Salandra al teatro comunale di Nardò, i luoghi di Renata sono piazze d’incontro e condivisione di valori: dalle battaglie sociali e civili al fianco del prozio Pantaleo Ingusci all’ascolto delle donne e dei minori, alle parole pronunciate ai microfoni di Radio Nardò Uno.

Sono luoghi di intima felicità, luoghi di lettura. Sono telegrammi, lettere di studenti, disegni di bambini che, ad esempio, nel 1978 si mobilitarono per salvare Porto Selvaggio. Un movimento spontaneo che spinse Renata a credere che anche l’ultima battaglia contro la minaccia di cementificazione del paradiso selvaggio sarebbe stata vinta.

Così la sequenza di immagini di Paolo Laku restituisce lo sguardo di Renata, attraverso la testimonianza delle figlie Sabrina e Viviana, sui luoghi che hanno determinato le scelte nella sua breve vita.

La mostra, accessibile a chiunque, sarà ospitata presso il frantoio ipogeo di piazza Cito a San Cassiano, dal prossimo 14 ottobre al 4 novembre.


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