La grata a forma di fallo di via Palmieri, breve storia di una finestra

Su un palazzo storico che si affaccia su via Palmieri c’è una bizzarra grata “fallica” celebrata da Bodini in una sua poesia.

Chi conosce bene la città di Lecce e ogni angolo del centro storico, con i suoi aneddoti, le storie da raccontare e le leggende da ascoltare tra i vicoli, non può non ammirare la strana finestra di uno dei palazzi che si affacciano su via Palmieri. Il civico numero 22 è “famoso” per l’inferriata a forma di fallo, una grata, in stile liberty, con un pene in ferro battuto che ricorda a tutti cosa si nascondeva (nemmeno tanto) dietro la porta dell’antico stabile signorile. Sì, perché quel simbolo stava ad indicare che all’interno dell’abitazione era ospitata una casa d’appuntamenti, un ‘ritrovo’ di lusso per chi tra quelle mura cercava soddisfazione a capricci e fantasie. Almeno questo si racconta.

Dopo la scomparsa e la chiusura delle case a “luci rosse” a seguito della Legge Merlin, quella grata è rimasta lì dov’era, in bella mostra, a raccontare una delle pagine di storia cittadina, quelle della Lecce più segreta. Molte guide turistiche catturavano l’attenzione dei visitatori illustrando quell’inferriata che, oltre a manifestare evidentemente i suoi anni col ferro imbrunito, un po’ di ilarità suscitava tra i passanti.

Cantata dal poeta Vittorio Bodini, tanto amato quanto riscoperto dalla sua terra, che con i suoi versi ha sempre saputo raccontare non soltanto Lecce, ma anche il Sud tra le “case bianche di calce” e le donne dagli “sguardi duri”, la grata con il simbolo fallico ha suscitato da sempre una certa curiosità. A volte sfociata nella maleducazione, nelle battutine volgari, tanto che per evitare flash e per far cadere l’attenzione su quel fiore di loto stilizzato i proprietari decisero di sostituirla con una più moderna e molto più anonima, salvo poi ripensarci.

Ad onor del vero, secondo alcuni documenti al civico numero 22 di via Palmieri non c’è mai stato alcun luogo di piacere, che quel simbolo sia in realtà una sorta di ‘amuleto’, un ammiccante scongiuro beneaugurante, uno dei tanti di cui Lecce è costellata, utile a tenere lontano il malocchio e le energie negative.  Ma la storia pruriginosa raccontata dalla grata è più affascinante se letta senza malizia, ma osservata con la riverenza che si da a ogni tassello della memoria in cui si intrecciano leggende e confidenze e della storia della città,



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