Il mistero della chiesa delle Centoporte

Proseguono i percorsi turistici di Leccenews24.it. Oggi un viaggio tra i ruderi dell’abbazia di Centoporte a Giurdignano, un luogo sospeso nel tempo.

Uno dei gioielli della storia salentina si trova alla periferia di Giurdignano, lungo la via che porta agli Alimini, in un magnifico scorcio di campagna otrantina. Parliamo della chiesa detta Centoporte che fu edificata a cavallo fra il V e il VI secolo e di cui, oggi, rimango pochi resti.

La chiesa di campagna dedicata in origine ai Santi medici Cosma e Damiano insiste in un raffinato e lussureggiante spazio scenico che la rende preziosa e al tempo stesso malinconica.

La chiesa, probabilmente una basilica, dispone di tre navate e come si è potuto rilevare, nonostante il degrado che la sovrasta e le mura ormai in rovina, doveva avere le pareti interne affrescate.

Dell’area presbiteriale resta davvero ben poco, mentre con suggestione si scopre che la basilica aveva tre ingressi frontali, uno per ogni navata, mentre si presentava priva di pavimentazione ma ricoperta da un tetto a doppio spiovente che sovrastava la navata centrale.

La struttura con tutta probabilità è stata ampliata nel corso dei secoli successivi alla sua edificazione e certamente ha rivestito nel tempo una rilevanza strategica sul piano della giurisdizione ecclesiastica del luogo. La vicinanza a Otranto la inserisce in un contesto diffuso di beni storici e architettonici che andrebbero recuperati e riportati allo splendore che meritano.

Nel caso delle Centoporte più che di restauro si dovrebbe parlare di vera e propria ricostruzione, perché del monumento non resta quasi più nulla. Tuttavia pochi edifici hanno suscitato e continuano a suscitare una così profonda e inquieta suggestione, dovuta in parte anche alle condizioni di miseria strutturale in cui versa.

Certo che insieme a San Nicola di Casole a Otranto, lungo la litoranea che conduce verso Palascia, la chiesa di Centoporte, se accuratamente rimessa in forma, potrebbe continuare a raccontare un storia che altrimenti, prima o poi andrà inevitabilmente perduta.



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