Storie di mare 3. La Palascìa, il paradiso sul confine dell’anima

Esiste un luogo nell’immaginario collettivo dei salentini, un luogo per eccellenza, dove si intrecciano motivi storici, geografici e letterari. È la scogliera della Palascìa, dove possiamo veder sorgere il primo sole d’Italia

Quasi 100 metri di dislivello, una parete ripidissima che digrada verso un mare blu intenso, a volte nero. È Palascìa, la grande parete costiera che unisce capo d’Otranto alle Orte. Un luogo favoloso, leggendario, addirittura epico, carico di tanti, troppi significati.

È il luogo dove un tempo si andava con la canna da pesca per tirare occhiate, saraghi, salpe e aguglie e per ascoltare il canto del mare.

Bellezza incomparabile di una natura estrema fatta di linee di confine, come quella dei due mari, una linea immaginaria che un’importante convenzione nautica vuole tracciare come punto d’incontro tra Adriatico e Jonio.

Palascìa è molto più di un tratto di costa, è una porzione della nostra anima, è memoria, risorsa di energia inestinguibile. Forse il posto più bello che abbiamo. Fu qui che nel 1480 un ragazzino, avvistando una flotta di navi all’orizzonte, gridò a sua madre “mamma li turchi”.



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