Palascia, il viaggio nel Salento più bello comincia a sud-est

Viaggio a Capo d’Otranto nella magia di un luogo che da sempre richiama le sensazioni più intense dell’anima salentina. Siamo a pochi passi da Otranto, dal fascino che incanta della città salentina più a Oriente.

Nelle notti di tramontana forte, quando il mare si fa minaccioso e ricopre di schiuma bianca la ripida scogliera, c’è chi è sicuro di sentire un canto. Un canto strano, emozionante e triste, il canto delle sirene. Palascia, a sud di Otranto, è un luogo estremo, perché estremo è il sole che sorge dal suo mare, il primo ogni giorno in Italia. Estrema è la sua posizione geografica, che volge lo sguardo ad Oriente. Estremo è il suo approdo, frequentato solo dai pescatori più audaci. Estrema è la sua costa “pungente” su cui si affaccia il maestoso faro, a far da guardia al canale che stringe le correnti tra Salento e Albania. Proprio qui, e non altrove, finisce l’Adriatico e inizia lo Jonio, secondo la linea immaginaria che unisce Palascia e Capo Linguetta nel Paese delle Aquile, nell’Albania transfrontaliera.

Estremo ed emozionante è anche il suo orizzonte. Qui, quando soffia il vento leggero di grecale è possibile guardare nitidamente e “da vicino” le montagne dei Balcani, vette che sembrano incorniciare il mare piccolo e circoscritto, per un breve tratto, tanto breve che non impedì ai conquistatori turchi di raggiungere Otranto per più di una volta. Anche quell’estate del 1480, quando proprio da Palascia furono avvistate le navi della flotta saracena che portavano scimitarre argentate a bere il sangue degli otrantini. Estremo è anche il fascino del luogo che mormora storie e leggende. Fra Otranto e Palascia c’è un tuffo, ma nella Storia

Torre del Serpe

Fra Otranto e Palascia non c’è spazio da percorrere ma tempo, tempo speso bene. Fra Otranto e Palascia c’è la Torre del Serpe, una antica torre di avvistamento che è diventata con il tempo un punto di riferimento per i marinai che volevano raggiungere le coste del Salento con il loro carico di merci e storie da raccontare. Vigile, silenziosa, mostra i segni della sua battaglia in parte persa contro i venti che soffiano forte e le intemperie. Ora, malmessa, ma sempre bellissima, continua a ‘combattere’ illuminata del sole che batte forte sulla costa.

La Torre del Serpe, simbolo di Otranto, è legata ad una leggenda. Le sue mura raccontato storie di pirati ‘beffati’ da un serpente che, durante la notte, si intrufolava nella struttura per bere l’olio del fanale che illuminava tutto intorno. Una notte, prima di quel 1480 passato alla storia, i Turchi tentarono di assediare la città. Le navi piene di soldati riuscirono ad avvicinarsi pericolosamente alla costa, mentre i “guardiani” dormono noncuranti della minaccia in arrivo dal mare. Fu il serpente ad evitare l’invasione, spegnendo la lanterna e disorientando i Saraceni.

C’è San Nicola di Casole, l’Università più antica d’Italia, l’Accademia più vecchia d’Europa, oggi un rudere per la nostra somma tristezza.

Un itinerario di bellezza

Prima di arrivare a Palascia ci sono le Orte con i fondali sconvolgenti e stupendi, la pineta ancora intatta, i colori dello Jonio sopraffino. Alle Orte si arriva passando per il lago artificiale che si è formato a seguito dei prelievi in una cava di bauxite.

Alle Orte si arriva da Otranto passando per la Minerva, il colle dove furono decapitati gli 800 giovani otrantini che offrirono la testa in cambio del paradiso. Proprio a Otranto, in quella Otranto che sa incantare con la sua magia di città orientale, con i suoi vicoli stretti e i suoi scorci sul mare, tutti quelli che sanno lasciarsi incantare, turisti e non, vacanzieri e noi.

A Palascia ci siamo arrivati, e dietro il faro dove stanchi si fermano due innamorati dei quali non ci è dato di scoprire tutto, ci accorgiamo di un gesto d’amore più intenso e soprannaturale, come di una visione d’estasi. Sembra la costa dell’Irlanda ma è sempre Otranto, con la veduta più bella del Salento e della Puglia.

Siamo a Sant’Emiliano, mare blu, profondo e oscuro, luci intense e spiazzanti, spazi immensi fino all’immensità del mare, così come ce lo siamo meritato.



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