La statua del Malladrone, una «orrida bellezza» da cercare nel cuore di Gallipoli vecchia

Conoscete il Malladrone di Gallipoli? Eppure la statua del cattivo ladrone, nella chiesa di San Francesco d’Assisi, ha affascinato anche Gabriele D’Annunzio.

Gallipoli, la «Perla dello Ionio», è una delle mete più gettonate del Salento. I giovani la scelgono per vivere una vacanza indimenticabile con gli amici di sempre perché sanno che lì il divertimento è assicurato. La Città Bella d’estate non dorme mai: di giorno ci sono il mare caraibico e le spiagge dorate, di notte gli eventi, la musica, gli spettacoli, la movida. Ci sono centinaia di cose da fare, ma anche luoghi da vedere assolutamente.

C’è il Porto, punto di partenza di incantevoli escursioni in barca fino a Porto Selvaggio, Lido Pizzo e Punta della Suina, passando magari per l’Isola di Sant’Andrea. C’è e il mercato del pesce. C’è il Castello Angioino-Aragonese. C’è il centro storico, un dedalo di stradine su cui si affacciano antichi palazzi e suggestive chiese dalla Cattedrale di Sant’Agata alla chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi, dove si trova la statua del Malladrone.

La statua del Malladrone e il ghigno che affascinò Gabriele D’Annunzio

La statua del Misma, il cattivo ladrone crocefisso sul Golgota accanto a Gesù, è diventata una delle “attrazioni” più cercate di Gallipoli. Basta leggere i depliant degli itinerari turistici per capirlo. “Venite nella città bella, ad ammirare la cattedrale, il mercato del pesce e il Malladrone” si legge.

Volto beffardo, con un ghigno irriverente e blasfemo, l’opera di Vespasiano Genuino catturò l’attenzione di Gabriele D’Annunzio, sbarcato a Gallipoli il 28 luglio del 1895 insieme a Eleonora Duse, anche lei sul panfilo Fantasia che fece scalo nella città jonica prima di salpare per la Grecia. La sensazione del Vate, ammirando la figura lignea nella penombra, fu di “orrida bellezza”, così scrisse.

«Scendiamo a terra per fare qualche spesa. Alcuni gallipolini ci offrono di mostrarci il “mal ladrone”. Sembra che questo crocifisso sia il personaggio più importante della città… Il guardiano ci porta nella chiesa, entriamo, accende una candela in cima a una canna e ci conduce in una cappella oscura. Sollevando il moccolo illumina una figura di legno dipinto inchiodata ad un’alta croce. Il fantoccio ha una strana espressione di vita atroce, nell’ombra» si legge in alcuni scritti.

Non è solo il suo volto del fantoccio ad affascinare. Alle vesti sempre “strazzate” è legata una leggenda che i gallipolini si affrettarono a raccontare a D’Annunzio. Si dice che gli indumenti del Malladrone si logorano “inspiegabilmente”, tanto che devono essere spesso sostituite. Neanche tanto “inspiegabilmente” per la gente del posto, convita che la causa sia da ricercare nel peso dei misfatti commessi dal Misma. Lui non si pentì mai, nemmeno in punto di morte, ma i peccati continuavano a tormentare la sua anima tanto da lacerargli anche le vesti.

Ci sono altri cunti inquietanti, in cui la razionalità non ha mai voce in capitolo. C’è chi sostiene che i denti del cattivo ladrone siano veri. Per alcuni sono quelli dell’autore Mastro Genuino, per altri di un condannato a morte, a cui avevano tagliato la testa. Ci sono poi altre leggende come quelle secondo cui Misma, ogni sera, scendeva dalla croce e vagava per le strade della città per spaventare a morte i disgraziati ritardatari (ad una certa ora si chiudeva il ponte levatoio e nessuno poteva più entrare nell’isola) o chi va in giro senza una meta.

Nella chiesa di San Francesco c’è anche Disma (il buon ladrone), ma delle due opere in legno dello scultore è quella del Malladrone ad essere ammirata di più dai turisti. Il consiglio è di scrutarne ogni particolare, come la tavola “San Francesco d’Assisi con angeli e due donatori”, attribuita a Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, allievo di Tiziano.

Questa è solo una delle curiosità su Gallipoli che può essere romantica – basta assistere al tramonto dai bastioni ad esempio – divertente, bella come dice suo nome, affascinante con l’arte e la cultura che nasconde e svela come un sussurro del mare.



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