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Mancato riconoscimento del reato di associazione mafiosa? Accolto l’appello della Procura per alcuni indagati

by A.C.
23 Gennaio 2024 11:09
in Cronaca
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Il Tribunale di Viale De Pietro

Il Tribunale di Viale De Pietro

Accolto l’appello della Procura, per alcuni indagati, contro il mancato riconoscimento del reato di associazione mafiosa, nell’ordinanza di custodia cautelare relativa al’ultimo blitz che avrebbe portato alla luce una presunta organizzazione criminale dedita al traffico di droga e armi nel Nord Salento. La decisione è stata presa in queste ore dal Tribunale del Riesame (presidente Carlo Cazzella, a latere Simona Panzera e Chiara Panico).

Va detto che il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero, aveva impugnato il provvedimento a firma del gip Sergio Tosi.

Ed il Riesame ha accolto l’Appello per  Fabrizio Annis di San Pietro Vernotico; Salvatore Perrone, 57 anni, di Trepuzzi; Carlo Coviello, 46 anni, di Trepuzzi; Cristian Lazzari, 40enne di Trepuzzi.

Il verdetto non è immediatamente esecutivo e potrebbe essere impugnato dalla difesa. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Salvatore Rollo e Ladislao Massari.

Risultano indagate complessivamente 25 persone che rispondono dei reati di associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. Il gip nell’ordinanza, come detto, pur disponendo il carcere per 14 persone, ha però escluso il reato di associazione mafiosa, che è invece contestato dalla Procura ad alcuni indagati.

Va detto che alle prime luci dell’alba del 12 dicembre scorso, i poliziotti della Squadra mobile di Brindisi  e Lecce  hanno tratto in arresto 14 persone. E sarebbero venute a galla due associazioni criminali, operanti sui territori a nord della provincia di Lecce e a sud di quella di Brindisi, facenti capo rispettivamente a Salvatore Perone detto “friculino” ed ai fratelli Fabrizio e Gimmi Annis (indagati a piede libero), attraverso un loro uomo di fiducia, Massimiliano De Marco.

Salvatore Perrone, a capo dell’intera organizzazione, avrebbe imposto il prezzo della droga  e “i punti” da destinare ai carcerati.

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