Presunta truffa con i bonus facciate per oltre 200mila euro, sette persone rischiano il processo

Nell’inchiesta si fa riferimento a crediti d’imposta, su lavori edilizi mai eseguiti, in particolare tra Copertino e Porto Cesareo.

Sette persone rischiano il processo per una presunta frode sui bonus edilizi, tra Copertino e Porto Cesareo. L’udienza preliminare stata fissata per il 9 giugno davanti al gup Anna Paola Capano. Il giudice dovrà stabilire se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio del pm Simona Rizzo.

Gli imputati rispondono a vario titolo, di truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Parliamo di: Giuseppe Frisenda, 47 anni, di Copertino; Lucio Ruberti, 63 anni, di Copertino; Ezio Antonaci, 59 anni, di Casarano; Antonio De Giorgi, 57enne, di Lecce; Giuseppe Miccoli, 65 anni, di Collepasso; Michele Algerino, 35 anni, di Orta Nova (provincia di Foggia); Giancarlo Conte, 69enne, nato a San Cesario, ma domiciliato a Roma.

In base all’ipotesi accusatoria, sulla scorta delle indagini della Guardia di Finanza di Porto Cesareo, il 6 novembre 2021 vennero inviati telematicamente all’Agenzia delle Entrate due modelli di dichiarazione a nome di Frisenda. I documenti attestavano crediti di imposta fittizi per circa 106mila euro e 136mila euro, derivanti da richieste di accesso al bonus ristrutturazione e al bonus facciate per lavori, in base agli accertamenti investigativi,, mai effettuati su immobili situati a Copertino e Porto Cesareo, intestati in tutto o in parte a Frisenda. In che modo? Attraverso l’IP collegato all’utenza telefonica intestata alla ditta individuale di Ruberti.

E ancora, sostiene l’accusa, nella piattaforma informatica dell’Agenzia delle Entrate erano inserite otto fatture (numerate da 41 a 48) che riportavano la data del 6 novembre 2021 ed ammontavano a 366.760 euro. Le fatture erano state emesse dalla PG Service Srl, società di cui Conte era legale rappresentante. I crediti sarebbero stati dichiarati ceduti a Poste Italiane Spa.

E secondo l’accusa, questo meccanismo avrebbe ingannato l’Agenzia delle Entrate, che riconobbe i crediti inesistenti, e poi la cessionaria Poste Italiane che il 29 gennaio 2022 accreditò sul conto corrente postale intestato a Frisenda somme per un totale di circa 200mila euro.

Inoltre, tra febbraio e marzo 2022 dal conto corrente di Frisenda sarebbero stati inviati una serie di bonifici verso società riconducibili agli altri imputati e su conti correnti in Bulgaria e Belgio.

Gli imputati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati: Giovanni Montagna, Gianluca D’Oria, Mario Coppola, Davide Luigi Spiri, Giovanni Ianne.

 



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