Blue Sky M a Gallipoli con 796 migranti: ‘Volevamo scappare dalla guerra in Siria’ affermano gli scafisti

Hanno dato la loro ricostruzione dei fatti, rilasciando spontanee dichiarazioni in aula. Nelle scorse ore si è tenuta l’udienza preliminare, per i 4 presunti scafisti partiti dalla Turchia ed approdati nelle prime ore del 30 dicembre 2014, nel porto di Gallipoli.

Hanno dato la loro ricostruzione dei fatti sull'accaduto, rilasciando spontanee dichiarazioni in aula. Nelle scorse ore si è tenuta l'udienza preliminare, dinanzi al gup Giovanni Gallo, per i quattro presunti scafisti, partiti dal golfo di  Mersin in Turchia,  ed  approdati nelle primissime ore del 30 dicembre 2014, nel porto di Gallipoli dopo un viaggio durato dieci giorni. Gli indagati, tra cui il comandante della nave “Blu Sky M” battente bandiera della Repubblica di Moldova e tre membri dell’equipaggio, tutti di origine siriana. Durante l'ascolto in aula, i quattro si sarebbero accusati a vicenda, addossandosi le varie responsabilità. Uno di essi avrebbe anche affermato di avere subitominacce da un altro degli indagati, che voleva ottenere da lui del denaro.

I quattro hanno ricostruito il lungo viaggio con cui avrebbero condotto fino al Salento, circa 800 persone ammassate " come pecore" ( recita l'accusa);  hanno poi raccontato le ragioni che li avrebbero spinti a commettere il grave reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Gli indagati sarebbero stati concordi nell'affermare di avere accettato un incarico così cinico e crudele, poiché volevano sfuggire alla guerra che imperversava nel proprio paese di origine. Lì, erano costretti ad arruolarsi come soldati e combattere una guerra che probabilmente li avrebbe visti soccombere. Il processo è stato aggiornato al 25 gennaio, quando inizierà la discussione in aula. Si comincerà con la requisitoria del sostituto procuratore della Dda di Lecce Guglielmo Cataldi, per proseguire con la discussione degli avvocati Elvia Belmonte e Salvatore Centonze.
 
L’inchiesta fin da subito ha delineato l’esistenza di un’organizzazione criminale transnazionale. Al vertice dell’organizzazione vi era un sodalizio criminale impegnato in attività illecite in più Stati, tra cui Turchia, Romania, Siria e Libano. I membri dell’equipaggio sarebbero stati pagati circa 50mila dollari a testa e reperivano i migranti intenzionati ad avvalersi del trasporto illegale verso l’Italia a bordo della nave. Ogni migrante ha pagato, per quell’ennesimo viaggio della speranza, una cifra vicina ai seimila dollari. Per lo più siriani e molti professionisti, tra cui insegnanti, medici, avvocati, in fuga dalla devastazione del proprio Paese con la famiglia.



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