Rivabella tinta di marrone, Confindustria chiede risposte (e interventi) sulle chiazze nel mare di Gallipoli

“Non è più il caso di temporeggiare perché a farne le spese è l’intera economia del turismo e la salute dei cittadini”. Ad affermarlo è Presidente di Confindustria, Giancarlo Negro che chiede risposte “chiare e definitive” sulle chiazze maleodoranti che sporcano il mare di Gallipoli nei pressi di Rivabella.

Impossibile non notare quella chiazza marrone nel mare azzurro e cristallino di Gallipoli. Un pugno sul bel viso della perla dello Jonio, subito immortalato e postato. Così, quello specchio di acqua ‘sporco’ e maleodorante si trasforma in un brutto biglietto da visita per quella grossa fetta di turisti che, sempre più spesso, scelgono una vacanza anche dalle foto condivise sui social. Non è solo, quindi, un problema da risolvere. Il ‘passaparola’ negativo innesca altri meccanismi e, alla fine, il danno di immagine è incalcolabile.

Tante le segnalazioni, sempre nello stesso punto: a pochi passi dal depuratore consortile, finito sotto accusa nonostante le rassicurazioni dell’Acquedotto Pugliese secondo cui l’impianto funziona benissimo.

Qualcosa che non va però c’è. Ed è innegabile. Per questo bisogna dare delle risposte “chiare e definitive” e trovare una soluzione. Lo chiede, a gran voce, il presidente di Confindustria Lecce, Giancarlo Negro che ha raccolto le ‘lamentele’ e i timori di molti operatori turisti. “Non è più il caso di temporeggiare”, dice, “perché a farne le spese è l’intera economia del turismo e la salute dei cittadini”.

Il problema non è nuovo, anzi periodicamente si ripresenta da almeno 17 anni. Sempre chiazze melmose, maleodoranti, scure e schiumose che sporcano il mare di Gallipoli, anzi una delle località più frequentate Rivabella.

A preoccupare Confindustria Lecce – nonostante le recenti rassicurazioni del sindaco Minerva e dell’Acquedotto a seguito delle segnalazioni del Presidente della Sezione Turismo Giuseppe Coppola – sono le ricadute negative sul territorio e sul comparto turistico locale, già fortemente penalizzato dalla presenza di uno scarico di acque reflue lungo un litorale su cui insistono attività turistiche, con il conseguente divieto di balneazione per oltre un chilometro, come previsto dalle norme e dai regolamenti a tutti i livelli.

“Ancora una volta imprese e cittadini pagano lo scotto della burocrazia e della lentezza degli iter. È davvero impensabile – continua Negro –  che in un tratto di costa dove insistono oltre la metà dei posti letto messi a disposizione da parte di imprese che investono in servizi, accoglienza e promozione di qualità, venga interdetta la balneazione a causa della presenza del punto di scarico. Il possibile funzionamento altalenante del depuratore, inoltre, causa di fatto un problema enorme alle imprese, con un pesante fardello in termini di promozione turistica e di depauperamento del valore intrinseco dei luoghi. Sono le stesse imprese insediate nella zona ad essere penalizzate, nonostante sforzi e investimenti, con una perdita di valore non da poco».

Lo scarico in questione, installato nel luglio 2002 in località San Leonardo, rappresenta il punto di confluenza finale delle acque reflue del depuratore consortile di Gallipoli, Alezio, Sannicola e Tuglie ed è stato attivato dal Commissario straordinario dell’epoca. L’autorizzazione allo scarico, concessa dalla Provincia di Lecce, inoltre, era vincolata alla costruzione della condotta sottomarina che Confindustria Lecce auspica venga realizzata a tempo di record.

Insomma, per il Presidente non c’è più tempo: «è importante trovare una soluzione al problema, , al fine di salvaguardare un territorio ad alta vocazione turistica che trae il maggior profitto e la ricchezza dall’economia e dall’indotto del turismo».