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Giovane di Copertino scomparso negli anni ’90. Confermata la condanna a 30 anni per il presunto mandante

by Angelo Centonze
16 Gennaio 2026 15:29
in Cronaca
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Il Tribunale di Viale De Pietro

Il Tribunale di Viale De Pietro

Si conclude con la conferma della condanna, il processo di Appello per il presunto mandante dell’omicidio di Giuseppe Pagano, scomparso da Copertino nel lontano 1990. I giudici della Corte d’Assise d’Appello (presidente Teresa Liuni), nella giornata di oggi, hanno infitto la pena di 30 anni di reclusione per Gianni De Tommasi, 61 anni di Campi Salentina, considerato uno dei mandanti, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili “consistiti nel desiderio di eliminare un appartenente all’organizzazione mafiosa che aveva violato le regole”.

Confermata dunque la sentenza del gup Simona Panzera, emessa nell’ottobre del 2023, al termine del processo con rito abbreviato.

Il suo legale, l’avvocato Francesca Conte, potrà presentare ricorso in Cassazione, una volta depositate le motivazioni della sentenza (entro 90 giorni).

Erano stati assolti già in primo grado “per non aver commesso il fatto” Claudio Conte, 55enne di Copertino e Antonio Pulli, 70 anni di Veglie, sempre in qualità di mandanti. Assoluzione anche per Antonio De Nicola, 73 anni di Brindisi, ritenuto dall’accusa, l’esecutore materiale dell’omicidio a colpi d’arma da fuoco. Per i quattro imputati, il pm aveva chiesto l’ergastolo.

Inizialmente, l’inchiesta venne archiviata, ma dopo l’opposizione da parte della sorella della vittima, il gup Carlo Cazzella dispose l’imputazione coatta di quattro persone. L’episodio di “lupara bianca” sarebbe avvenuto nelle campagne di Tuturano, presumibilmente il 2 giugno di 35 anni fa, ma il cadavere non fu mai ritrovato. In particolare, secondo l’accusa, Pagano non avrebbe eseguito un omicidio del quale era stato incaricato. E poi, avrebbe trattenuto per sé i proventi delle attività illecite e omesso di assistere economicamente i detenuti ed i loro familiari.

I familiari della vittima, in primo grado, si erano costituiti parte civile con l’avvocato Roberto Rella.

 

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