“Mi sono procurato la pistola per sterminare la famiglia”, la confessione di Roberto Pappadà

In merito alla disponibilità dell’arma, non avrebbe specificato, come e da chi, se la sarebbe procurata. Pappadà avrebbe inoltre affermato che l’elemento scatenante della sua furia omicidia sarebbe stata un’aggressione subita da Andrea Marti.

Mi sono procurato la pistola per sterminare la famiglia. È la scioccante versione dei fatti di Roberto Pappadà, l’omicida reo-confesso di Andrea e Franco Marti e di Maria Assunta Quarta.

In mattinata, si è svolto l’ascolto del 57enne di Cursi, assistito dall’avvocato Nicola Leo, dinanzi al gip Carlo Cazzella. Nel corso di quasi un’ora d’interrogatorio, l’uomo ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato dinanzi al pm Donatina Buffelli.

In merito alla disponibilità dell’arma, non avrebbe specificato come e da chi se la sarebbe procurata, ma sarebbero comunque emerse indicazioni importanti. Questi avrebbe confermato che la pistola gli sarebbe servita per “risolvere” i dissidi con i Marti. Roberto Pappadà, non si sarebbe mostrato minimamente pentito, ma avrebbe sottolineato che, dopo due anni di continui ed irrisolti contrasti con i vicini di casa, la strage gli sarebbe sembrata l’unica soluzione possibile. Anche Maria Assunta, zia di Andrea, sarebbe finita nel mirino di Pappadà, poiché apparteneva a quella cerchia familiare. Mentre, la madre si sarebbe salvata per un puro caso. Nessuna intenzione di fare del male, invece, alla fidanzata di Andrea come confermato anche oggi.

Pappadà avrebbe inoltre affermato che l’elemento scatenante della sua furia omicidia sarebbe stata un’aggressione subita da Andrea Marti, la cui vendetta è stata covata per due lunghi anni.

Non solo, poiché i continui dispetti patiti, soprattutto per la questione legata la parcheggio, avrebbero poi alimentato il suo odio, pronto a esplodere alla prima occasione utile. Di recente, infatti, il 57enne avrebbe deciso di procurarsi illegalmente una pistola per mettere in atto il proprio piano omicidiario. Ed ecco arrivare alla tragica serata di venerdì sera, quando Pappadà avrebbe sparato in più frangenti, all’indirizzo di un intera famiglia.

I capi di imputazione

Il giudice dovrebbe ora convalidare l’arresto e disporre la misura del carcere.

Roberto Pappadà risponde di triplice omicidio aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, di tentato omicidio e detenzione e porto di arma clandestina.

Nella giornata di domani, invece, sarà conferito incarico al medico legale per eseguire l’autopsia.

I familiari della famiglia Marti sono assititi dall’avvocato Arcangelo Corvaglia. Il marito di Maria Assunta Quarta è invece assitito dall’avvocato Marino Giausa.

La ricostruzione della follia

Le lancette dell’orologio avevano da poco segnato le 23.00, quando il 57enne ha messo in scena il piano, già pensato e preparato secondo gli uomini in divisa. Il primo a perdere la vita è stato Andrea Marti. Il 36enne stava rientrando nella sua casa di Cursi con la fidanzata, quando a pochi passi dalla porta di ingresso ha trovato Pappadà, fermo davanti a lui con la pistola in mano.

Qualche minuto dopo, sono arrivati in macchina Franco Marti, la moglie Fernanda Quarta, la sorella della donna Maria Assunta e il marito (l’unico che non è rimasto ferito).

L’arrivo dei Carabinieri

Un grazie va alla pattuglia della Radiomobile di Maglie, intervenuta in pochi minuti sulla scena del delitto. Gli uomini in divisa sono riusciti a calmare il 57enne che, al loro arrivo, aveva ancora l’arma carica in mano. Avrebbe potuto sparare ancora, quindi. I Carabinieri sono riusciti a convincerlo ad arrendersi, dopo aver “negoziato” con lui. Un breve scambio di parole, per farlo ragionare.



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