‘Gabriele non sapeva della coltivazione di marijuana, sono io il consumatore diretto’: lo zio difende il nipote

Nell’udienza di convalida dell’arresto, Oronzo Guido ha ammesso di avere organizzato la coltivazione della droga, all’insaputa del nipote. Il gip ha convalidato l’arresto di entrambi, ordinando i domiciliari per Guido e la scarcerazione di Metrangolo.

‘Sono un consumatore diretto e mi assumo io, visto che mio nipote non ne sapeva niente, la responsabilità per la coltivazione della droga’. Nell'udienza di convalida dell'arresto, Oronzo Guido, 38enne, di Lecce, ha dunque ammesso di avere ideato e materialmente organizzato la fabbrica di marijuana per uso personale, all'insaputa del nipote Gabriele Metrangolo, 29enne. Riguardo la realizzazione di un raccordo abusivo al cavo principale della rete elettrica, lo zio si è attribuito anche questo addebito, sottolineando comunque come, il casolare abbandonato dove sorgeva la serra di ‘maria’, era sprovvisto di luce elettrica e c'era comunque l'esigenza di avere un minimo d'illuminazione. Il nipote, invece, ha dichiarato di essere totalmente all'oscuro dell'esistenza di quella coltivazione e dunque anche di quel casolare, servito da un sistema di illuminazione abusivo. Egli, così come già detto ai carabinieri al momento dell'arresto, si trovava in quella località di campagna alle porte di Lecce, per raccogliere assieme allo zio le lumache.

Il gip Simona Panzera ha convalidato l'arresto di entrambi, avvenuto martedì scorso, ordinando però, la custodia cautelare ai domiciliari per Guido, difeso dall'avvocato Luigi Rella e la scarcerazione di Metrangolo, difensore Vito Panico.
Ricordiamo che zio e nipote entrambi residenti nel quartiere Stadio, nel tardo pomeriggio del 21 ottobre, si trovavano lontano da casa, nei pressi di un edificio in via  Labriola, una traversa di via Adriatica. La loro presenza in quel luogo così desolato è apparsa molto sospetta, così gli agenti di una volante che stava sorvegliando la zona, li avrebbero seguiti lentamente senza dare troppo nell’occhio. I due non si sono accorti subito di essere sorvegliati e sono saliti a bordo di una Ford Fiesta, ma i poliziotti li hanno poco dopo bloccati. Alla domanda su cosa ci facessero in un luogo così sperduto, avrebbero risposto che erano a ‘caccia di lumache’. Guido e Metrangolo non vennero però creduti anche perché non avevano una cesta per raccoglierle; furono perquisiti e trovati in possesso di qualche piccola dose di hashish e marijuana.

Osservando nei paraggi, fra abitazione e dintorni, gli agenti hanno poi trovato un tubo per l’irrigazione che volgeva verso l’interno dell’edificio, pompando acqua. A quel punto i militari hanno  eseguito un sopralluogo all’interno dello stabile, trovandovi un vero e proprio laboratorio per la coltivazione della marijuana. Era composto due vani con all’interno rispettivamente 128 e 80 piante dello stupefacente, muniti di cestelli e reti in sospensione per l’essiccazione. Il luogo era provvisto di lampade alogene, un impianto per il riciclo dell’aria, trasformatori di energia e persino una macchina automatica per sottovuoto. Per cui presumibilmente, la droga veniva prima essiccata e, successivamente, impacchettata. Invece, corrente elettrica e irrigazione provenivano da linee esterne. Ciò è costata loro la denuncia per furto di energia elettrica, a cui si è aggiunto l'arresto con l’accusa di produzione di stupefacenti.



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