Minacciato e picchiato per non essersi licenziato dopo la malattia: due surbini rischiano il processo

In seguito alla richiesta dell’avvocato della persona offesa Francesca Erroi, il Gup ha disposto la chiamata in giudizio come responsabile civile, dell’azienda presso la quale si sarebbe verificato l’episodio.

Una vicenda di presunti soprusi e violenze nei confronti di un proprio dipendente al rientro sul posto di lavoro, dopo un periodo di malattia. Nella giornata di ieri, su richiesta dell’avvocato della persona offesa Francesca Erroi, il Giudice dell'Udienza Preliminare Antonia Martalò ha disposto la chiamata in giudizio come responsabile civile, dell'azienda presso la quale si sarebbe verificato l'increscioso episodio. Nella prossima udienza del 24 settembre, lo stesso Gup dovrà decidere se rinviare a giudizio il suo amministratore M. G. 34enne di Surbo, accusato di estorsione e lesioni personali e un collega dell’ex dipendente, A. B. 57 anni, anch'egli surbino, che risponde di minaccia e lesioni. Entrambi sono assistiti dall’avvocato Lucia Nicolardi.  Invece, si è costituita parte civile, la socia dell'amministratore, difensore Fiorino Ruggio.

L’inchiesta, coordinata al sostituto procuratore Paola Guglielmi è stata avviata sulla scorta di una denuncia presentata dal dipendente dell'azienda di servizi edili, P.G. residente a Martignano.

L’operaio sarebbe rientrato sul posto di lavoro, dopo un periodo di malattia, in data 1 agosto del 2013. Arrivato lì, però, sarebbe stato allontanato "con la forza" da M.G. e "invitato" a firmare la lettera di licenziamento, attraverso pesanti minaccia del tipo “Ti devi licenziare…ti faccio riempire di botte”. Subito dopo, di fronte alla resistenza dell'operaio, sarebbe intervenuto, su richiesta dell'amministratore, il collega del dipendente A. B. che l'avrebbe prima minacciato con intimidazioni del tipo: “Te ne vai o ti riempiamo di botte” e, successivamente, si sarebbe avventato contro di lui, facendolo cadere per terra e causandogli un trauma contusivo al gomito sinistro.

Allo stato attuale delle cose, sembrerebbe che l'unica "colpa" dell'operaio, sarebbe quella di non aver rassegnato le dimissioni, dopo essere stato lontano dal posto di lavoro, poiché impossibilitato dalla malattia.



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