Muore in ospedale alcuni giorni dopo un intervento al cuore: indagati quattro medici

Si tratta di un atto dovuto in vista dell’esame autoptico. Le indagini sono scattate dopo la denuncia del nipote della vittima, presentata presso il posto fisso di polizia del “Vito Fazzi”

Disposta l’autopsia per accertare le cause della morte di un 62enne di origini tunisine. L’uomo, residente a Nardò, si è spento in un letto di ospedale. Il conferimento dell’incarico al medico legale Roberto Vaglio, coadiuvato dallo specialista in cardiologia prof. Giovanni Ferlan, è stato fissato per il 17 luglio.

Come atto dovuto in vista dell’esame, il pubblico ministero Stefania Mininni ha iscritto nel registro degli indagati i nominativi di quattro medici dell’ospedale “Vito Fazzi” che hanno avuto in cura il paziente.

Rispondono dell’ipotesi di reato di responsabilità colposa per morte o altre lesioni e sono difesi dai legali Andrea Quacquarelli e Carlo Valente. Potranno nominare un proprio consulente di parte, in occasione dell’autopsia. Così come, i parenti della vittima, “parte offesa” nel procedimento, assistiti dall’avvocato Antonio Palumbo.

Le indagini sono scattate dopo la denuncia del nipote della vittima presentata presso il posto fisso di polizia dell’ospedale. La tragedia si è verificata nella giornata di lunedì, presso il “Vito Fazzi” di Lecce. Come sostenuto nella querela, il 62enne è stato prima portato da un’ambulanza chiamata da un amico all’Ospedale di Copertino. Aveva avuto un malore a causa di problemi cardiaci.

Dopo avere trascorso una notte lì, i medici hanno ritenuto necessario il trasferimento nel reparto di cardiochirurgia del “Fazzi”. Il paziente è stato sottoposto ad un intervento al cuore durato quattro ore, il 2 luglio scorso. Uno dei “camici bianchi” avrebbe anche rassicurato il nipote della buona riuscita dell’operazione.

Due giorni dopo, lo stesso parente andava a trovare lo zio in ospedale, trovandolo con il colorito giallognolo ed in preda a dolori atroci. Alle 7.00 del mattino del 5 luglio, il nipote riceveva una telefonata dall’ospedale. I medici – che avevano cercato di avvisarlo fin dalle 3.00, delle condizioni critiche del congiunto – gli comunicavano che il paziente aveva avuto un arresto cardiaco ed era stato sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza.

Il giorno dopo, il quadro clinico dell’uomo era molto grave e gli veniva anche inserito un tubo nella bocca per contenere un’emorragia. Veniva, quindi, disposto un encefalogramma da cui risultava che comunque il cervello era ancora attivo. Il giorno dopo ancora, intorno alle 14.00, il parente riceveva un’altra telefonata con cui gli veniva comunicato che lo zio era deceduto.

Adesso, in vista dell’autopsia, il nipote chiede che sia fatta chiarezza, soprattutto, sull’improvviso aggravarsi delle condizioni di salute dello zio, dopo il primo intervento. Non solo, anche sui motivi che hanno spinto i medici ad operarlo nuovamente a 18 ore di distanza.



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