49enne uccisa con oltre dieci coltellate. La Procura contesta l’aggravante della minorata difesa

Il pm, al termine del processo, ha “aggiunto” un’altra aggravante al reato di omicidio, per il 57enne Albano Galati, il presunto uxoricida accusato di avere ucciso la 49enne Aneta Danelczyk, di origini polacche, il pomeriggio del 16 marzo del 2024 a Taurisano.

Si aggiunge la contestazione dell’aggravante della minorata difesa della vittima, al reato di omicidio volontario, per il 57enne Albano Galati, il presunto uxoricida accusato di avere ammazzato con oltre dieci coltellate, la 49enne Aneta Danelczyk, di origini polacche, il pomeriggio del 16 marzo del 2024 a Taurisano. La modifica del capo d’imputazione è stata comunicata questa mattina, al termine dell’istruttoria del processo, dal pm Luigi Mastroniani, davanti alla Corte di Assise di Lecce (presidente Pietro Baffa, a latere Luca Scuzzarella e giudici popolari), nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola. Nello specifico, il pm ha contestato all’imputato, l’ulteriore aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di persona affetta da gravi incapacità (invalidità totale) tali da comprometterne le capacità difensive. Viene così ulteriormente irrobustito il quadro accusatorio, nell’ottica di un’eventuale ergastolo per l’imputato.

Il 3 marzo è prevista la requisitoria del pm Luigi Mastroniani, mentre il 23 aprile potrebbe esserci la sentenza, dopo la discussione della difesa.

Intanto, sempre oggi, Albano Galati si è avvalso della facoltà di non rispondere, davanti alla Corte d’Assise. In mattinata, era prevista la deposizione dell’imputato, richiesta dalla difesa. Il 57enne è stato chiamato a testimoniare, ma ha scelto la via del silenzio. Per Galati c’era stata l’autorizzazione allo spostamento dalla Casa Circondariale di Matera al carcere di Lecce.

Prima si è tenuto l’ascolto del dottor Roberto Catanese, professore di psicopatologia forense, che aveva già attestato con una perizia, la capacità d’intendere e di volere e di affrontare un processo da parte di Galati. Nel corso della mattinata, è stato sentito anche il consulente di parte della difesa, lo specialista Elio Serra, che ha sottolineato le continue amnesie di cui soffriva Galati. Va detto che l’uomo già  davanti al pm, dopo l’arresto,  non confessò l’uxoricidio ed ancora in evidente stato confusionale, rispose con una lunga serie di “non ricordo”.

Nella scorsa udienza, sono stati sentiti i tre figli che hanno descritto un quadro familiare caratterizzato da continui litigi. Due di loro hanno sottolineato che il padre picchiava ripetutamente la madre. I familiari della vittima, la 49enne Aneta Danelczyk, di origini polacche, sono assistiti dall’avvocato Francesca Conte e si sono costituiti parte civile.

È stata sentita anche la vicina di casa. Quest’ultima, assistita dall’avvocato Roberto Bray, è anche lei parte civile nel processo. Galati risponde anche di tentato omicidio, verso di lei. La donna venne colpita sotto l’ascella nel tentativo di fare scudo con il corpo ad Aneta. La 49enne dopo essere stata ferita con un taglierino nell’abitazione, veniva inseguita dal marito fino alla casa della vicina, e accoltellata a morte. Dopo l’omicidio, in base a quanto ricostruito durante le indagini, Galati si recò in un bar, per consumare un whisky, con la faccia ancora sporca di sangue.

Già in una precedente udienza, l’imputato, difeso dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, aveva rivolto un appello ai giudici, attraverso una lettera, per chiedere il trasferimento nel carcere di Lecce e potersi avvicinare ad avvocati e familiari.