Operaio morto, schiacciato tra due camion, datore di lavoro sotto processo per omicidio colposo

Il processo avrà inizio il 9 giugno davanti al giudice monocratico che dovrà vagliare le contestazioni e l’amministratore unico della ditta per cui lavorava l’operaio morto, potrà difendersi dalle accuse.

Il datore di lavoro, accusato del decesso di Salvatore Spongano, operaio 55enne di Cutrofiano, schiacciato tra due camion, in un cantiere a Minervino di Lecce, è finito sotto processo per omicidio colposo. Il drammatico incidente avvenne nell’estate di due anni fa. Il gup Angelo Zizzari, al termine dell’udienza preliminare di oggi, ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio del pm Donatina Buffelli. I familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Luigi Corvaglia e Giovanni Baldassarre, si sono costituiti parte civile.

Il processo avrà inizio il 9 giugno davanti al giudice monocratico Maddalena Torelli che dovrà vagliare contestazioni e l’amministratore unico della ditta per cui lavorava l’operaio morto, potrà difendersi dalle accuse della Procura. Va detto che nel luglio scorso, il gip Alcide Maritati aveva rigettato la seconda richiesta di archiviazione della Procura e disposto l’imputazione coatta.

La mattina del 20 luglio del 2023, l’operaio rimase schiacciato tra due camion in un cantiere stradale su via Kennedy a Minervino di Lecce. Due tir carichi di bitume per il rifacimento del manto stradale, erano parcheggiati, uno davanti all’altro, poiché i conducenti erano scesi dai mezzi. Quello del 55enne e l’altro del collega che era con lui. A un certo punto, uno dei due camion, cominciò a muoversi, complice anche la lieve pendenza della strada e Salvatore Spongano venne travolto dal mezzo, nonostante il disperato tentativo di proteggersi.

Nell’ordinanza di imputazione coatta, il gip Maritati ricostruiva la dinamica del sinistro evidenziando la presenza di «uno scivolo non omologato, apposto abusivamente nella parte posteriore del semirimorchio». Ed il sovraccarico del mezzo condotto dall’operaio.

L’imputato è difeso dagli avvocati Massimo Fasano e Antonio Conte.



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