Operazione Peonia Rossa: resta ai domiciliari il martanese indagato

Il Riesame ha rigettato la richiesta di scarcerazione per Luigi Berrino che si trovava ai domiciliari con l’accusa di svolgere il ruolo di ‘addetto ai controlli’ della concorrenza per conto di un associazione a delinquere capeggiata da un professore cinese dell’Università.

Resta ai domiciliari, il 66enne di Martano, Luigi Berrino indagato per il ruolo di "supporto" ad una presunta associazione per delinquere dedita allo sfruttamento della prostituzione e smascherata dall'operazione investigativa "Peonia rossa". Il Tribunale del Riesame, presidente Silvio Piccinno, ha rigettato l'istanza  di scarcerazione dell'uomo che si trovava ristretto ai domiciliari (inizialmente l'ordinanza del giudice dell'indagine preliminare prevedeva la misura della detenzione in carcere, poi "attenuata" con gli arresti domiciliari). Già il mese scorso, gli avvocati Vincenzo Blandolino e Roberto Casaluci avevano impugnato l'ordinanza del gip di Brindisi Maurizio Saso, in sede di Riesame per "incompetenza territoriale"; il reato di sfruttamento della prostituzione sarebbe, infatti, stato compiuto a Lecce e non a Brindisi.  I giudici non si erano però pronunciati sul "merito" della questione, rinviando a venerdì scorso per la discussione in aula.

Secondo la tesi difensiva, Berrino si sarebbe limitato ad aiutare Dong Jing 45enne di nazionalità cinese ( come molti indagati) a trovare un appartamento a Lecce tramite agenzia. Egli aveva conosciuto la donna dopo avere letto un annuncio sul giornale. Egli, che viveva solo ed era separato dalla moglie, in realtà si era recato presso l'abitazione privata della donna in cerca di "compagnia". Da quel momento iniziò un'assidua frequentazione tra i due, tanto che Berrino sarebbe stato spesso al fianco di Dong Jing, ad esempio in occasione di spese o commissioni (da qui il sospetto dei difensori, che ella tendesse a sfruttare l'uomo per i propri "comodi"). I difensori del 66enne di Martano hanno poi ricostruito il rapporto di Berrino con Chu Wengchang, detto Vincenzo, 57 anni, residente a Lecce, docente di Matematica e Fisica all’Università del Salento, considerato il capo dell'organizzazione. Il martanese si sarebbe sentito con lui per telefono, senza mai conoscerlo di persona, in occasione di "aggiornamenti" sulla trattativa per l'affitto dell'appartamento. Infatti, visto che Dong Jing non conosceva l'italiano, nel corso delle  telefonate con Berrino, ci sarebbe stato "l'aiuto" del professore presente assieme alla donna all'altro capo del telefono, nella traduzione delle conversazioni.

In base alla tesi dell'accusa, Berrino avrebbe svolto il ruolo di "addetto ai controlli" della concorrenza. Egli si sarebbe recato presso un altro centro-massaggi di Lecce, per verificare se venissero offerte ai clienti, prestazioni sessuali tramite compiacenti ragazze cinesi. In alcune intercettazioni telefoniche, difatti, risulterebbe che Berrino, parlando con il professore" Vincenzo", riferisse di essere entrato per accertarsi della natura dei servizi offerti dal centro, ma di non avere ottenuto informazioni utili. Secondo i difensori del 66enne di Martano, però, l'uomo avrebbe fatto finta di interessarsi alla questione e di essersi recato lì, solo per "accontentare" Dong Jing.
 
Ricordiamo che in seguito all'operazione "Peonia rossa", in data 16 settembre sono stati eseguiti 10 arresti, 8 persone sono finite in carcere e 2 ai domiciliari. Le accuse, a vario titolo ed in diversa misura sono associazione per delinquere (composta almeno da quattro rami operativi nelle città di Brindisi, Lecce, Gallipoli e Taranto), finalizzata al favoreggiamento, all’induzione e allo sfruttamento della prostituzione di ragazze di nazionalità cinese. Esse erano poste "in vendita" in 4 centri massaggi e presso un'abitazione privata.