‘Paga o ti mandiamo i controlli. E poi sono dolori’. Come marito e moglie estorcevano denaro, fingendosi del Nas

Hanno finto per mesi di essere carabinieri del Nas per spaventare commercianti e allevatori di animali ed estorcere loro ingenti somme di denaro dietro la minaccia di mettere in atto controlli, ispezioni o fantomatiche multe. Arrestati marito e moglie.

Per mesi hanno finto di essere carabinieri del Nas e chissà per quanto tempo avrebbero tenuto in piedi il “gioco” se non fossero stati scoperti e arrestati dai militari, quelli veri. A finire in manette, per estorsione in concorso e sostituzione di persona, due coniugi di Casarano: Luigi e Caterina Bevilacqua, 44 e 37 anni,  volti già noto alle forze dell’ordine che ora si trovano a Borgo San Nicola.  
 
La coppia aveva architettato un piano a cui era impossibile non credere. Al momento, ad abboccare sono stati in cinque, ma il numero potrebbe salire nelle prossime ore, quando gli investigatori faranno luce su altri episodi simili. Le vittime, scelte tra le vecchie conoscenze dell’uomo ‘ufficialmente’ commerciante di animali, venivano contattate telefonicamente e minacciate di ispezioni meticolose, multe salatissime e persino di chiudere/sospendere la loro attività se non fosse stato trovato tutto in regola.
 

  • Il primo episodio risale al dicembre 2015.

La vittima di turno è stata contattata telefonicamente da una donna che lo informava di una multa a suo carico della bellezza di 6mila euro per aver acquistato, a suo dire irregolarmente, un capo equino. È apparsa fin da subito credibile agli occhi, anzi alle orecchie, dell’interlocutore perché era a conoscenza di moltissimi particolari sulla transazione, tutti veritieri. La doccia fredda è arrivata poco dopo: il malcapitato doveva pagare entro la mezzanotte del giorno stesso, quando sarebbero scaduti i termini. Senza se e senza ma. Di fronte alle "naturali" contestazioni dell’uomo, la donna ha rincarato la dose minacciando possibili “controlli alla stalla con tutte le conseguenze del caso”.
 
L’unica via percorribile, o almeno quella che è stata prospettata, era quella di pagare: 1.500 euro in solido col venditore dell’animale, Luigi Bevilacqua, ovvero suo marito, ma questo il poveretto non poteva saperlo.

Per farla breve, alla fine, la vittima ha deciso di cedere al ricatto della “multa” poi ridotta, dietro numerose insistenze, a 800 euro sempre in solido. Il malcapitato ha così aperto il portafoglio sperando di chiudere la questione, ma era soltanto una illusione perché, neanche due ore dopo, ha ricevuto una nuova telefonata della ‘dottoressa’ la quale ha fatto capire che gli uffici di Roma non avevano accettato il pagamento. Tutta colpa del computer che non ha riconosciuto l’importo essendo inferiore a quello del verbale originario. Come sbrogliare la matassa? Semplice: pagando altri 350 euro, consegnati nelle mani della donna.
 
La storia però non è finita. Un’altra telefonava annunciava che doveva essere versato altro denaro. A quel punto, di fronte alle recriminazioni, la finta dottoressa ha annunciato alla vittima che avrebbe ricevuto la chiamata di un “collega di Roma”. Poco dopo, in effetti, un fantomatico “impiegato del Nas della capitale” ha confermato la necessità di integrare il pagamento.
 

  • Il secondo episodio

Era il 2 gennaio quando a cadere nella trappola è stato il titolare di una stalla, seconda vittima della coppia. Anche in questo caso, il malcapitato ha ricevuto una chiamata della “dottoressa del Nas” che lo ha accusato d’irregolarità nella vendita del capo equino al solito Luigi Bevilacqua, con la ormai nota dovizia di particolari. Questa volta ha dimostrato anche una competenza tecnica tale da indurre il poveretto a darle credito tant’è che le ha consegnato prima 750 euro, cioè la metà della somma che avrebbe dovuto pagare entro le ore 12.00 dello stesso giorno “altrimenti sarebbe scatta la sanzione di 16mila euro”. Poi altri 500 euro chiesti sempre per evitare guai.
  
Questa volta, la dottoressa ha persino concesso uno sconto quando è bussata a chiedere altro denaro “devi versare i soldi che ti chiediamo! Stai molto attento, che se veniamo noi a fare un controllo alla tua stalla, sono dolori per te!” . La vittima, però, si è rifiutata di pagare le 380euro richieste. Lo avrebbe fatto soltanto in cambio di una regolare ricevuta. Inutile a dirsi che marito e moglie sono spariti. 
 

  • Terzo episodio in cui la coppia è stata quasi scoperta a causa dell'ingordigia

Alla terza vittima, un anziano, gli è stata contestata la vendita di un cavallo senza averlo prima sottoposto ai previsti accertamenti sanitari. Per questa irregolarità, al vecchietto gli era stato contestato “un verbale di circa 2.200 euro” che la falsa dottoressa avrebbe potuto bloccare se il versamento fosse stato effettuato entro le ore 8.30 del giorno successivo. Somma pattuita per il disturbo? Mille e 600 euro da pagare secondo le seguenti modalità: una prima trance da 800 euro, rigorosamente in contanti, da consegnare nelle mani di suo marito Luigi, di cui si premurava di fornire il recapito telefonico.  L’uomo, però, ha proposto un appuntamento scomodo per la vittima che ha preferito effettuare un vaglia postale. Dopo il versamento, l’anziano è stato rassicurato dalla dottoressa che in questo caso si è presentata con il nome di Pepe sulla ricezione dell’importo.
  
L’ingordigia della coppia di estorsori non si è placata tant’è che pochi giorni dopo è tornata all’attacco con una richiesta di altri 480euro che sarebbero diventati 600 se non avesse pagato subito. La vittima – che aveva iniziato a nutrire qualche dubbio – si era informata sulla procedura, scoprendo quanto fosse “inusuale” e così accordandosi con i carabinieri di Calimera aveva fissato un appuntamento con Luigi Bevilacqua che, forse fiutando qualcosa, non si era presentato.
 

  • Quarta vittima, più fortunata delle altre

Una sera la quarta vittima è stata contattata dalla sedicente “dottoressa Pagliarulo o Tagliarulo Antonietta, del Nas dei carabinieri di Bari” per una irregolarità relativa alla vendita di un capo equino imputabile all’attività del defunto padre. Per farla breve, avrebbe dovuto pagare una multa da seimila a dodicimila euro ridotte a titolo di amicizia e riconoscenza verso il padre a 1.700 euro. In un’altra chiamata, la falsa dottoressa aveva invitato la vittima a pagare entro le 10.00 la somma pattuita per evitare che la multa lievitasse, senza però spiegare le modalità, limitandosi a riferire di un “un pagamento in via telematica” secondo un misterioso “articolo 179”. Nutrendo forti dubbi, la vittima non solo non ha pagato, ma ha anche denunciato l’accaduto ai carabinieri.
  

  • Quinto caso: il finto litigio  

La quinta vittima ha ricevuto la solita telefonata da parte di una donna che si era “spacciata per un’appartenente ai NAS” che, dopo aver chiesto all’interlocutore delucidazioni sul possesso di un asinello e di un pony, “replicava dicendo che ancora non erano stati registrati  a suo nome e che per evitare una sanzione ed un controllo il giorno dopo doveva versare entro le 12.00 la somma di 1.700 euro che sarebbero diventati 12mila con conseguente visita da parte dei NAS”.
  
Allarmato e preoccupato, l’uomo ha contattato la persona dalla quale aveva acquistato gli animali e con lui  aveva raggiunto Casarano dove ha incontrato un certo “Caracciolo” ossia Luigi Bevilacqua. Tutto questo, mentre continuavano a giungere telefonate della “dottoressa” che insistentemente chiedeva del versamento. Nel comune del basso Salento, la vittima ha assistito ad una litigio tra il venditore, Caracciolo e la moglie di quest’ultimo, che ahimè si trattava soltanto di una messa in scena.
  
Spaventato ed in preda al panico, il malcapitato non ha perso tempo: ha immediatamente prelevato il denaro richiesto e lo ha consegnato nelle mani della moglie di Caracciolo che gli ha promesso di recarsi subito all’ufficio postale per effettuare il versamento. Poco dopo, l’uomo ha ricevuto la telefonata da parte della “dottoressa” che  ha confermato di aver ricevuto il pagamento.



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