Termina con un verdetto di condanna a nove anni di reclusione, il processo a carico di un 34enne, domiciliato a Merine (all’epoca dei fatti), accusato di avere picchiato e violentato l’allora convivente, anche quando era incinta.
Ieri, i giudici in composizione collegiale (presidente Fabrizio Malagnino), hanno emesso la sentenza, le cui motivazioni si conosceranno nei prossimi 60 giorni. L’imputato è stato condannato per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti.
Difeso dall’avvocato Massimo Lucio Astore potrà fare ricorso in Appello.
I fatti si sarebbero verificati a Merine, nel 2020. La convivente, in stato di gravidanza, veniva picchiata, rimediando una serie di lividi, ma secondo l’accusa, evitava di farsi refertare le lesioni per paura di una vendetta dell’uomo. E nel mese di novembre di sei anni fa, il compagno l’avrebbe sbattuta per terra colpendola con una serie di calci e pugni su tutto il corpo. Il motivo? La donna si sarebbe “permessa” di abbassare il volume del telefonino con il quale, lui guardava video su YouTube.
Non solo, l’avrebbe minacciata di morte con un grosso coltello e violentata sempre sotto la minaccia dell’arma puntata in faccia. L’uomo si sarebbe poi allontanato di casa e una volta tornato l’avrebbe minacciata con la frase “da qui non esce più vivo nessuno”, alludendo anche ai figli minori. La donna a quel punto si sarebbe diretta sul balcone per chiedere aiuto. Il convivente l’avrebbe raggiunta affermando di avere fatto del male ad uno dei suoi figli. Una volta rientrata in casa, la donna, fortunatamente, si accorgeva però che i propri figli erano salvi. Ma si sarebbe comunque chiusa nella stanzetta con loro, fino all’arrivo dei carabinieri.
