Agguato a colpi di arma da fuoco a un 45enne lo scorso ottobre a Gallipoli, tre persone finiscono in carcere

I tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, detenzione illegale di armi e/o parti di armi comuni da sparo e munizioni

Le indagini, dirette dal pm Alfredo Manca della Procura della Repubblica di Lecce e condotte dal Commissariato di Polizia di Gallipoli di Lecce con il supporto degli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Lecce, hanno portato, nel corso della mattinata di oggi, all’arresto di tre persone (di cui due fratelli) residenti nella “Città Bella” in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa da gip Maria Francesca Mariano.

I tre sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, detenzione illegale di armi e/o parti di armi comuni da sparo e munizioni, porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo e ricettazione.

È l’importante risultato cui si è giunti all’esito di articolate attività investigative avviate a seguito del fatto di sangue avvenuto a Gallipoli il 27 ottobre scorso quando era stata segnalata l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco contro un 45enne del luogo.

All’arrivo degli equipaggi della Polizia tutte le persone coinvolte nell’episodio si erano dileguate, mentre la vittima era stata soccorsa, poco distante dal luogo, da un giovane che aveva provveduto ad accompagnarlo presso l’ospedale “Sacro Cuore di Gesù”, dove aveva ricevuto le prime cure per le lesioni subite (una ferita d’arma da fuoco al torace). Successivamente il 45enne era stato trasferito presso l’ospedale di Lecce dove era stato ricoverato nel reparto di rianimazione in prognosi riservata sebbene, fortunatamente non in pericolo di vita.

Immediate le attività investigative avviate dagli uomini del Commissariato della cittadina jonica coadiuvati dalla Squadra Mobile di Lecce attraverso, l’ascolto delle persone informate sui fatti che avrebbero potuto vedere o sentire qualcosa, l’analisi dei filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti nei pressi del luogo dove era avvenuto il fatto, le minuziose attività di sopralluogo operata dalla polizia scientifica con la repertazione dei bossoli e delle ogive rinvenute, consulenze balistiche e medico legali.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce e supportate anche da presidi di natura tecnica quali intercettazioni, esami del traffico telefonico e analisi comparata dei contenuti informatici su apparecchi cellulari, hanno consentito di scoprire come quanto accaduto fosse maturato in un contesto criminale che vedeva una contrapposizione tra le famiglie dei coinvolti, attive nel settore dello spaccio di sostanze stupefacenti, facendo emergere il fatto che i colpi d’arma da fuoco esplosi all’indirizzo della vittima fossero in realtà una “risposta” a un altro episodio di fuoco, avvenuto poco prima, ai danni di un familiare degli assalitori, per mano proprio dell’uomo ferito. È emerso come gli uomini coinvolti abbiano agito con spregiudicatezza e totale assenza di scrupoli, in presenza di un numero non trascurabile di persone e automobilisti del tutto estranei, miracolosamente non tradottasi in tragedia.

È stato accertato, infatti, come la sera del 27 ottobre 2025 il padre di due degli arrestati di oggi si fosse messo alla ricerca della vittima, giungendo nei pressi della sua abitazione dove si era nascosto, nella penombra, per diverso tempo, mentre uno dei suoi figli era intento a effettuare diversi giri attorno all’edificio al fine di rintracciarlo.

Una volta avvistata la vittima che stavano ricercando, nel frattempo sopraggiunto a piedi, l’uomo appostato è uscito allo scoperto, affrontandolo e dopo una breve discussione il sopraggiunto ha puntato frontalmente, nei confronti di quest’ultimo, una pistola (che dagli accertamenti balistici sui bossoli rinvenuti sarebbe risultata essere un’arma a salve modificata ed in grado di utilizzare munizioni cal. 6.35) esplodendo alcuni colpi che non hanno attinto il bersaglio bensì un’autovettura lì parcheggiata. In tali frangenti è sopraggiunta l’autovettura all’interno della quale erano presenti i figli che, dopo un breve inseguimento, hanno esploso anch’essi alcuni colpi d’arma da fuoco attingendo la vittima dell’emitorace posteriore sinistro.

Quanto raccolto durante l’attività di indagine, ha consentito al pubblico ministero titolare del fascicolo di chiedere ed ottenere, a carico degli indagati, l’emissione della misura della custodia cautelare in carcere che è stata eseguita questa mattina.

Al termine delle formalità di rito per i tre indagati si sono, quindi, aperte le porte del Carcere di Lecce ove sono stati associati a disposizione della competente Autorità Giudiziaria. I tre indagati sono assistiti dagli avvocati Alessandro Stomeo e Angelo Ninni e compariranno domani davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia.

Naturalmente, i provvedimenti adottati in fase investigativa e/o dibattimentale non implicano alcuna responsabilità dei soggetti sottoposti ad indagini ovvero imputati e che le informazioni sul procedimento penale in corso sono fornite in modo da chiarire la fase in cui il procedimento pende e da assicurare, in ogni caso, il diritto della persona sottoposta ad indagini e dell’imputato a non essere indicati come colpevoli fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.