Inchiesta “Estia”, la Procura chiede nuovo arresto ai domiciliari per Pasquale Gorgoni

I pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci, nell’Appello presso il Tribunale del Riesame, hanno invocato la misura per altri episodi nei confronti dell’addetto all’Ufficio Casa del Comune di Lecce.

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La Procura chiede un nuovo arresto ai domiciliari per Pasquale Gorgoni, nell’ambito dell’inchiesta “Estia” sulle case popolari.

I pubblici ministeri Massimiliano Carducci e Roberta Licci, nell’Appello presso il Tribunale del Riesame, hanno invocato la misura per altri episodi. Invece, il Gip Giovanni Gallo nelle oltre 800 pagine di ordinanza, aveva rigettato l’istanza di domiciliari per alcune imputazioni a carico del 63enne originario di Cutrofiano. La Procura però ha impugnato il provvedimento, ribadendo la propria richiesta.

Nello specifico, i pm avevano già chiesto la misura dei domiciliari con l’accusa di peculato e falso nei suoi confronti (in concorso con altri), per l’episodio della casa confiscata alla mafia, e poi assegnata al fratello del boss Briganti. Il gip aveva però riqualificato il reato (per il solo Gorgoni ) in tentato peculato.

Le accuse

Il dirigente comunale, secondo l’accusa, avrebbe rivestito il ruolo di “organizzatore” nell’ambito della presunta associazione a delinquere, assieme, tra gli altri, ad Attilio Monosi, Antonio Torricelli e Luca Pasqualini.

Pasquale Gorgoni è assistito dall’avvocato Amilcare Tana e nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha risposto alle domande del gip, negando gli addebiti e confermando quanto riferito nel 2015, dinanzi ai finanzieri.

Questi ha dunque ribadito che quando ricopriva il ruolo di addetto all’Ufficio Casa del Comune di Lecce si sarebbe limitato a dare attuazione a quanto veniva richiesto da dirigenti e assessori.  Nel pieno rispetto della legge e dell’incarico ricoperto, allora.

Gli altri cinque Appelli

Come specificato in un precedente articolo, nell’Appello compaiono altri nominativi. Anzitutto, quello di Luca Pasqualini, consigliere comunale dimissionario a Palazzo Carafa per il quale, è stata chiesta la custodia cautelare in carcere per altri episodi ed imputazioni ( al momento si trova ristretto ai domiciliari).

Anche per Andrea Santoro, ritenuto uno dei componenti del gruppo che avrebbe pestato l’uomo che denunciò il sistema, è stato chiesto il carcere.

L’istanza ai domiciliari dei pm, è stata presentata invece per Monia Gaetani, Monica Durante (raggiunti da un’obbligo di dimora), Diego Monaco (indagato a piede libero) che avrebbero rivestito il ruolo dei “collettori di voto”.

Il collegio difensivo

Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Corleto, Umberto Leo, Giuseppe De Luca e Panteleo Cannoletta.



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