Restano bloccati i beni della ‘Sparkle’, per il Riesame è inammissibile il ricorso della difesa

Il Tribunale del Riesame non entra nel merito sulla richiesta di dissequestro dell’azienda con sede succursale a Casarano. I sigilli vennero apposti il 1 dicembre 2015 a seguito del decreto di sequestro preventivo. L’avvocato Fritz Massa presenterà ricorso in Cassazione.

Non entra nel merito il Tribunale del Riesame, sulla richiesta di dissequestro dell’azienda di radiofarmaci Sparkle con sede "succursale" a Casarano. Il collegio presieduto da Silvio Piccinno, Antonio Gatto relatore, a latere Anna Paola Capano, ha ritenuto inammissibile, ma soltanto per una mera questione procedurale, il ricorso presentato dall'avvocato Fritz Massa.
 
Secondo il Riesame, la Sparkle non poteva avere due difensori in sede di perquisizione. Né era stata rilasciata alcuna "procura speciale" all'avvocato Massa, dopo la nomina del primo difensore, ragion per cui egli risulterebbe agli atti soltanto come difensore d'ufficio. Non avrebbe potuto, dunque, in base a quanto sostenuto dai giudici, impugnare il provvedimento di sequestro.
 
L'avvocato Fritz Massa, ritiene invece che la sua nomina sarebbe potuta avvenire, così com'è stato, in base all'articolo 96 cp, a prescindere da quella di un primo difensore. Dunque, il legale della Sparkle presenterà nei prossimi giorni il ricorso in Cassazione.
 
Nella precedente udienza, si era tenuta la discussione in aula. Il pubblico ministero Massimiliano Carducci riteneva illecita l'operazione finanziaria messa a punto dall'azienda; la Sparkle avrebbe percepito una somma  di denaro di ben 3 milioni e 660 mila euro, in maniera fraudolenta. Il capitale sociale dichiarato sarebbe, infatti, risultato fittizio poiché quella determinata cifra sarebbe stata sostanzialmente " tolta" e poi "rimessa".
 
Invece, l'avvocato Massa sosteneva come l'Azienda abbia agito in modo assolutamente lecito. Il "collaudo" eseguito dalla Regione attesterebbe come l'operazione finanziaria sia stata eseguita in maniera regolare e ciò risulterebbe dalla sua effettiva realizzazione.
 
Adesso restano bloccati i beni della Sparkle per un valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro. I sigilli all'azienda vennero apposti il 1 dicembre 2015, a seguito del decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip Carlo Cazzella. La società ha sede a Macerata ed è fortemente impegnata nella produzione di Fluorodeossiglucosio, un medicinale destinato ad essere utilizzato come liquido di contrasto per gli esami radiologici (PET) di sospette malattie tumorali.
 
L'operazione fu messa a punto dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecce. L'inchiesta è coordinata dal pm Carducci e risultano iscritte nel registro degli indagate 5 persone: Giancluca Valentini, amministratore delegato, Paola Panichelli, socia della Sparkle, Mauro Ballante della Icoc, Sergio Foresi, della prefabbricati Foresi e l’allora responsabile dello sportello delle attività produttive del Comune di Casarano, Caterina Mastrogiovanni. Rispondono a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico e abuso d’ufficio.
 
Le indagini presero il via su delega della Corte di Conti regionale di Bari, per far luce sui finanziamenti concessi dalla Regione Puglia, nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale, il “PIT 9”, nel giugno 2007. Fu rilevato un aumento fittizio del capitale sociale ed alcune irregolarità nella realizzazione dello stabilimento; in soli 4 giorni sarebbero "arrivate" le autorizzazioni a costruire, previste dal ministero dello Sviluppo Economico.



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