Scoperta ‘talpa’ in Procura? Dipendente accusato di fornire informazioni al clan Montedoro

È la grave accusa che i pubblici ministeri Cataldi e Carducci ipotizzano nel decreto di fermo dell’Operazione Diarchia. M.N. 40enne di Ruffano è accusato di ‘favoreggiamento aggravato dall’agevolazione dell’associazione mafiosa’.

Avrebbe informato il clan Montedoro sugli sviluppi delle indagini e contribuito a posticipare provvedimenti giudiziari, in cambio di favori.
  
È la grave accusa che i pubblici ministeri Guglielmo Cataldi e Massimiliano Carducci ipotizzano (nel decreto di fermo dell'Operazione Diarchia) nei confronti di un dipendente della Procura. M.N. 40enne di Ruffano è considerato dagli inquirenti una "talpa", pronta a intervenire per aiutare il clan.  È accusato di "favoreggiamento aggravato dall'agevolazione dell'associazione mafiosa".
  
Il suo referente era Marco Petracca, l'unico incensurato tra i 14 indagati arrestati, nell'Operazione Diarchia. Il commerciante di abbigliamento che si occupava anche d'altro: curare gli affari del clan e reimpiegare i proventi delle attività illecite. Non solo, poiché spiegano i pm nel decreto di fermo, si preoccupava di "assumere informazioni circa l'attività della Procura della Repubblica e della Polizia giudiziaria, al fine di prevenire eventuali misure restrittive".
  
I pm citano un episodio specifico in cui risultano coinvolti i due insospettabili e Montedoro. Il capo clan, attraverso l'utenza telefonica intestata ad un'amica, chiama Petracca affinché contatti M.N.
  
Quest'ultimo, soprannominato Franky, si sarebbe dovuto occupare di far ritardare l'emissione di una misura di prevenzione o più probabilmente di una misura alternativa alla detenzione che stava per essere applicata, verso una persona incaricata di gestire gli affari del clan. Diceva a tal proposito Montedoro, nella telefonata intercettata dagli inquirenti: "diglielo allu Franky… a dhai… la portasse alla lunga… almeno fino a quando non finiamo noi".
  
Appena una settimana dopo, Montedoro insospettito da una serie di eventi, cercava di raccogliere informazioni su eventuali indagini nei suoi confronti. Allora, Petracca si attivava prontamente per contattare M.N. e riferisce alla donna del boss "Adesso provo a sentire Franky". Dopo circa venti minuti, Petracca ricontatta Montedoro dicendogli:  "Eh è venuto, Sta qua l'amico… però tutto… no tranquillo…  di più …”
Non è tutto, poiché vi è un importante retroscena. Infatti, appena due mesi prima (era l'8 marzo scorso) Montedoro si era presentato in Tribunale per presenziare l'udienza del processo di Appello "Tam Tam". Aveva ottenuto un permesso per venire a Lecce, senza scorta, da Vizzano Ligure dove si trovava ristretto ai domiciliari. Ad "accoglierlo", proprio il dipendente della Procura. M.N. si sarebbe adoperato per telefonare al suo amico Giuseppe  Corrado (anch'egli indagato nell'inchiesta Diarchia), per facilitare un incontro con Montedoro. I due si sarebbero visti presso una stazione di servizio a Corigliano d'Otranto,  al termine dell'udienza.   
  
Ad ogni modo, M.N. assistito dagli avvocati Simone Viva e Mario Coppola potrà adesso difendersi dalle accuse e dimostrare l'estraneità ai fatti contestatigli. 



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