Spararono a un’autovettura con all’interno due bimbi. In quattro finiscono in manette

I fatti risalgono al 2014, quando venne preso di mira un pregiudicato di Manduria accusato di aver compiuto un furto. Nel corso della sparatoria venne ferita la compagna dell’uomo. Le indagini a opera dei Carabinieri. Oggi i provvedimenti restrittivi.

Nella mattinata di oggi, i Carabinieri della Compagnia di Campi Salentina, in collaborazione con i colleghi del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Lecce e di quelli della Compagnia di Brindisi, hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e altrettante ai domiciliari, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lecce, Cinzia Vergine, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo salentino, a carico di quattro persone resesi responsabili di tentato omicidio aggravato e porto illegale di arma da fuoco.

I fatti per cui si è proceduto al provvedimento restrittivo risalgono alla notte tra il 13 e il 14 maggio 2014, quando, i quattro soggetti, convocarono con una scusa, presso un bar di Squinzano, un pregiudicato di Manduria  anch’egli all’epoca dei fatti residente nel comune del Nord Salento.

I protagonisti della vicenda sono Paolo Guadadiello, Alessio Fortunato Massimiliano Lasalvia, Danilo Ragione e altri tre soggetti, infastiditi per un furto messo a segno ai danni di un uomo molto vicino al gruppo: la sera del 13 maggio, quindi, i sette, convinti che l'autore del reato sia Antonio Rizzello, lo convocano all'esterno del 'Bar Fashion' di Squinzano: a lui imputano il furto commesso il giorno prima, ma non ottenendo alcuna confessione lo picchiarono con pugni e calci. Rizzello era giunto all'appuntamento a bordo della sua auto, accompagnato dai suoi piccoli figli di 3 e 5 anni e da sua moglie incinta. E proprio la donna, insospettita dall'attesa, si rende conto della gravità della situazione: si mette allora alla guida dell'auto e investe uno degli agressori, gettando tutti nel panico. 

Elvira Bajrusi, poi, passa al compagno una pistola (che presto si rivelerà finta) e Rizzelo, così, si lancia alla caccia dei suoi aguzzini: Guadadiello, il vero uomo che l'armato voleva, riesce a fuggire, mentre Fortunato si nasconde dietro il bancone del bar. Dopo aver fatto comprendere a tutti che con lui non si poteva scherzare, Rizzello sale a bordo della vettura e si dilegua accompagnato da moglie e figli.

I due, quindi, riuscirono ad allontanarsi, ma dopo alcuni minuti il gruppo di agressori si decise che Rizzello la doveva proprio pagare: quattro di loro si posero alla guida di due differenti automobili, una Golf e una C3, e una volta arraffate alcune armi, si posero sulla strada che da Squinzano porta a Torchiarolo, luogo di residenza della famiglia Rizzello, convinti di poterlo trovare lì di passaggio. I quattro ci presero eccome perchè dopo vari minuti di attesa Rizzello e famiglia passò proprio da quelle parti. Ne nacque un inseguimento, con una vettura capace di mettersi davanti a quella del soggetto inseguito per rallentarla, mentre da dietro iniziarono a piovere poiettili: almeno quattro che, per caso, non colpirono i bambini che dormivano nella parte posteriore. Un proiettile, tuttavia, riuscì a conficcarsi nella spalla di Elvira Bajrusi, ferendola irrimediabilemte. A quel punto la fuga degli aggressori.

Rizzello non aveva altra scelta se non quella di recarsi presso l'ospedale 'Perrino' di Brindisi per sottoporre alle cure del caso la sua compagna. Mentre la donna venne operata d’urgenza, pur non essendo in pericolo di vita, per non pregiudicare la gravidanza portata a termine felicemente, Rizzello venne sottoposto ad un lungo interrogatorio da parte dei Carabinieri, dando però una versione dei fatti contraddittoria. Raccontando di trovarsi in territorio leccese al momento dell'accaduto, i militari del capoluogo adriatico decisero di coinvolgere, come prassi vuole, anche quelli di Campi Salentina e di Lecce che diedero il via alle indagini. Solo dopo alcune intercettazioni e analisi telefoniche, si riuscì a ricostruire esattamente la dinamica dei fatti. Le indagini svolte hanno appurato che gli aggressori esplosero i colpi di pistola  nella consapevolezza  della presenza dei due bimbi all’interno dell’autovettura in fuga e delle particolari condizioni della donna.

Dopo oltre un anno di indagini accurate, quindi, i Carabinieri hanno eseguito questa mattina le ordinanze: Guadadiello e Fortunato che si trovavano nell'auto da dove sono stati esplosi i colpi, si trovano ora presso la casa circondariale di Lecce, per gli altri due la misura restrittiva è quella dei domiciliari, tutti con l'accusa di tentato omicidio. I quattro erano già noti alle Forze dell'Ordine per fatti di droga e di aggressioni: Paolo Gaudiadello, in particoalare, risulta già coinvolto nell'aggressione di un giovane marocchino venditore ambualante avvenuta questa estate sulla spiaggia di Torre Chianca

Per Antonio Rizzelo, reo di alcuni reati contro il patrimonio, e la sua famiglia non è restato che abbandonare il Salento e cercare rifugio altrove.



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