Traffico di droga e armi nel Nord Salento. La Procura chiede anche il riconoscimento del reato di associazione mafiosa

L’udienza si è tenuta questa mattina dinanzi al tribunale del Riesame. Il blitz risale al 12 dicembre scorso.

Dopo il blitz del dicembre scorso, si è discusso dinanzi al Riesame, l’appello della Procura contro il mancato riconoscimento del reato di associazione mafiosa, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip. L’operazione avrebbe portato alla luce una presunta organizzazione criminale dedita al traffico di droga e armi nel Nord Salento. L’appello è stato presentato nei confronti di: Fabrizio Annis, 42 e Gimmi Annis, 41 anni, entrambi di San Pietro Vernotico; Salvatore Perrone, 57 anni, di Trepuzzi; Carlo Coviello, 46 anni, di Trepuzzi; Stefano Elia, 48 anni, residente a Casalabate; Cristian Lazzari, 40enne di Trepuzzi. Sono difesi dagli avvocati Salvatore Rollo e Ladislao Massari.

L’udienza si è tenuta questa mattina dinanzi al tribunale del Riesame (presidente Carlo Cazzella, a latere Simona Panzera e Chiara Panico) e l’esito si saprà nei prossimi giorni. Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Carmen Ruggiero, aveva impugnato il provvedimento a firma del gip Sergio Tosi.

Risultano indagate complessivamente 25 persone che rispondono dei reati di associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. Il gip nell’ordinanza, come detto, pur disponendo il carcere per 14 persone, ha però escluso il reato di associazione mafiosa, che è invece contestato dalla Procura ad alcuni indagati.

Sempre ieri, è stato discusso il ricorso della difesa, dinanzi al tribunale del Riesame, per alcuni indagati che erano stati raggiunti dall’ordinanza di misura cautelare.

Va detto che alle prime luci dell’alba del 12 dicembre scorso, gli agenti della Squadra mobile di Brindisi e Lecce hanno tratto in arresto 14 persone. E sarebbero venute a galla due associazioni criminali, operanti sui territori a nord della provincia di Lecce e a sud di quella di Brindisi, facenti capo rispettivamente a Salvatore Perone detto “friculino” ed ai fratelli Fabrizio e Gimmi Annis (indagati a piede libero), attraverso un loro uomo di fiducia, Massimiliano De Marco.

Salvatore Perrone, a capo dell’intera organizzazione, avrebbe imposto il prezzo della droga e “i punti” da destinare ai carcerati.