Uccise bimba di due anni su incarico del boss, arrestato sicario della Scu

Dopo un’articolata indagine, i carabinieri del Ros hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Lecce nei confronti di Biagio Toma, accusato di ‘concorso in duplice omicidio pluriaggravato’.

I Carabinieri del R.O.S. hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Lecce, dr.ssa Simona Panzera, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Lecce – P.M. dr. Giuseppe Capoccia – nei confronti di Biagio Toma, ritenuto appartenente al Clan ‘Giannelli’ e federato alla frangia leccese della Sacra Corona Unita, accusato di “concorso in duplice omicidio pluriaggravato”. Il provvedimento cautelare, eseguito presso il carcere di Trani, dove adesso Toma si trova detenuto per altri motivi, scaturisce da un’attività d’indagine condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale nei primi sei mesi del 2014, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. Sullo sfondo dell’operazione, il grave episodio delittuoso avvenuto a Parabita nel lontano 20 marzo 1991, durante cui vennero uccise Paola Rizzello e la sua bambina, Angelica, di appena due anni. Un’articolata e minuziosa attività investigativa che ha avuto modo di attuarsi anche grazie all'ascolto di nuovi testimoni, fino ad oggi mai individuati.
 
Indubbiamente, uno degli omicidi più inquietanti che ha come sfondo la criminalità salentina. Lo confermano anche le significative argomentazioni del G.I.P. di Lecce: “… Il lungo lasso di tempo trascorso dai fatti (…) non può velare l'abominio compiuto. Nella storia criminale nazionale non si ricordano condotte comparabili con quelle tanto sprezzanti del dolore innocente di una bambina di due anni, rimasta ferita in maniera non grave al piedino, lasciata disperata, nottetempo al buio in campagna, accanto al cadavere della madre ammazzata (un teste aveva ricordato di aver udito nel buio un cagnolino che ululava!) e quindi uccisa, senza nemmeno la pietà che si usa verso gli ovini. I mandanti dell'omicidio della RIZZELLO Paola scontano già da anni la giusta pena dell'ergastolo. Sino ad ora era mancata alla parola di DE MATTEIS Luigi (reo confesso) il riscontro idoneo a concretizzare l'accusa contro TOMA Biagio: (…) le inaspettate conferme degli ultimi mesi … consentono finalmente di avanzare una richiesta cautelare che attenui l’orrore dell’intera comunità salentina. …”.
 
I FATTI – Quella sera, Paola Rizzello e la sua figlioletta scomparvero senza lasciare traccia. Poi, la mattina dopo, in una zona residenziale compresa tra Matino e Parabita, alcuni familiari della donna rinvennero la sua Fiat Panda. Le prime indagini furono indirizzate nei confronti della malavita locale. Anni dopo – per la precisione Il 19 febbraio 1997, nel corso dello scavo di una cisterna eseguito in località contrada “Tuli” (conosciuta pure come “Santa Teresa”), agro del comune di Parabita – venne rinvenuto uno scheletro con il solo teschio parzialmente integro ed alcuni monili d’oro. Oltre all’apparato scheletrico, al teschio, a poche ciocche di capelli e ad alcuni oggetti d’oro, vi erano anche parti di alcuni indumenti femminili. I successivi accertamenti medico-legali, nonché quelli di odontoiatria forense comparativa, consentirono di affermare che i resti in esame appartenessero in vita proprio a Paola Rizzello, il cui decesso – causato da un colpo d’arma da fuoco esploso in prossimità dell’articolazione sternale – avvenne in un lasso di tempo compreso tra i 5 e i 10 anni precedenti, quindi compatibile con l’epoca della sua scomparsa. Poi, il 4 maggio 1999, in località Sant’Eleuterio, agro del comune di Parabita, su indicazione del collaboratore di giustizia Luigi De Matteis ecco il ritrovamento dei resti della piccola Angelica.
 
Le successive investigazioni sfociano poi nella sentenza emessa il 26 Marzo 2001 dalla Corte di Assise di Lecce, condannando alla pena dell’ergastolo il capo clan Luigi Giannelli, sua moglie Anna De Matteis ed il loro uomo di fiducia nonché referente del clan sul territorio Donato Mercuri, riconoscendo loro rispettivamente i ruoli di mandante, istigatrice ed organizzatore del duplice omicidio in questione. Gli sviluppi di tale vicenda consentirono di ricostruire le fasi salienti antecedenti alla scomparsa della Rizzello, intercettando il movente dell’omicidio.
 
Quando ormai il processo si stava avviando verso la conclusione, ecco verificarsi una svolta decisiva con la collaborazione di Luigi De Matteis (affiliato al Clan Giannelli), che si autoaccusa del duplice omicidio chiamando in causa il cognato Biagio Toma come esecutore materiale; la sorella Anna De Matteis e Donato Mercuri, invece, i mandanti, a loro volta incaricati dal boss Luigi Giannelli. Il suo articolato racconto fonrì una vera e propria moltitudine di circostanze e particolari, in gran parte riscontrate, descrivendo un quadro degli accadimenti dotato di intima coerenza e consequenzialità logica. Infatti, oltre al movente, Luigi De Matteis chiarì che l’ordine di uccidere la Rizzello venne impartito da Luigi Giannelli, durante un colloquio in carcere con la moglie Anna De Matteis, che a sua volta lo trasmise a Donato Mercuri, persona incaricata di eseguire materialmente l’omicidio; l’omicidio di Paola Rizzello venne poi pianificato ed organizzato da Donato Mercuri, delegandone la materiale esecuzione a Luigi De Matteis ed al cognato di quest’ultimo Biagio Toma.
 
La Rizzello venne convinta dai due a seguirli in un casolare in campagna, dove le avrebbero ceduto eroina per uso personale. E lì l’assassinio con due colpi di fucile da caccia. E Biagio Toma – ci comunicano fedelmente i Carabinieri in base alle loro indagini – eseguì materialmente l’omicidio della piccola Angelica, alla quale venne fracassato il cranio, dopo essere stata afferrata per i piedi e dopo che il capo le era stato fatto urtare violentemente più volte contro un muro. Angelica era già rimasta ferita in un primo momento ad un piedino, allorquando era stata uccisa la madre Paola Rizzello. La piccola, peraltro, sempre in un primo momento, era stata abbandonata dai sicari della madre, che, solo alcune ore dopo, su preciso mandato del Mercuri, che aveva specificato che anche Angelica doveva essere uccisa, erano tonati sul posto ed avevano materialmente eliminato la piccola con le modalità sopra descritte;
 
Mercuri ordinò l’eliminazione dicendo ai sicari: “Se trovano la bambina in quelle condizioni, automaticamente si capisce che alla madre le è successo qualcosa, qualcosa di brutto … No la bambina non si può lasciare. Voi sapete che cosa dovete fare …” e, successivamente, così commentò l’omicidio della bambina: “Va bè, tanto cresceva come la madre …”. I cadaveri erano poi stati sepolti in luoghi diversi; appresi i fatti, il boss Luigi Giannelli si mise a ridere, senza mostrare alcuna sorpresa o commentare diversamente il fatto che era stata uccisa anche la piccola Angelica, anzi congratulandosi con i due sicari e decretandone la loro affiliazione al clan, proprio in virtù del fatto di sangue commesso.
 
Il 29 maggio 2002 la Corte di Assise di Appello di Lecce, oltre a confermare le condanne all’ergastolo nei confronti dei tre mandanti, rimarcò come le dichiarazioni di De Matteis, valutate nel loro complesso, fossero state di notevolissima attendibilità intrinseca ed esaustive per il coinvolgimento dei prevenuti, anche in relazione alle singole posizioni. Tuttavia, il ritrovamento dei resti della piccola Angelica costituiva riscontro individualizzante unicamente nei confronti dello stesso De Matteis (che veniva quindi indagato in un nuovo procedimento penale) e non certo per Biagio Toma che, non a caso, non era mai stato indagato. In particolare sono stati individuati altri soggetti contigui al Clan Giannelli che, nel 1999, durante un periodo di detenzione del Toma (che nutriva sospetti sulla volontà del Giannelli di collaborare), erano stati incaricati da quest’ultimo di spostare i resti della piccola Angelica, in modo tale da rendere non credibili le dichiarazioni del De Matteis relativamente al luogo di sepoltura della bambina. Le nuove acquisizioni investigative da parte del R.O.S. hanno quindi costituito, con riferimento alle dichiarazioni del De Matteis e dell’altro collaborante, riscontro individualizzante a carico di Biagio Toma e ne hanno determinato l’odierna imputazione. 



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