Da Otranto a Castro la domanda è¨ sempre la stessa «scusi, per il Guendalina?»

Ci sono tradizioni che vanno rispettate, anche se non sono note, anche se sono lontane da quegli eventi organizzati che riescono ad attirare centinaia se non migliaia di persone.

Ci sono tradizioni che vanno rispettate, anche se non sono note, anche se sono lontane da quegli eventi organizzati che riescono ad attirare centinaia se non migliaia di persone. Tradizioni che si sono ripetute anno dopo anno in maniera quasi naturale, senza se e senza ma. Semplicemente sono andate in scena in un giorno qualunque diventato improvvisamente speciale. Una di queste "abitudini" ritorna con prepotenza il giorno di pasquetta soprattutto se, per carattere o scelta, si cerca di tenere a debita distanza i luoghi troppo affollati o peggio chiusi.

Per chi non ama programmare con largo anticipo o restare fermi tutto il giorno nello stesso luogo salire in macchina e percorrere la litoranea che da Otranto scende giù, fino alla finibus terrae, non solo è una alternativa ma quasi un obbligo morale. Sacrosanto! Così, la giornata di pasquetta del salentino atipico, soprattutto se si vive in zona e si è particolarmente legati a quei luoghi, inizia magari con un caffè nella città dei Martiri, una passeggiata nel centro storico e giusto il tempo di un selfie sul lungomare che si è già di nuovo in macchina in direzione Badisco. Prima però è doveroso fermarsi ad ammirare il panorama mozzafiato offerto dal Faro della Palacia. Un gelato a Santa Cesarea all'ombra di Palazzo Sticchi, un giretto a Castro e così via. Quest'anno però qualcosa ha rotto l'idillio del viaggio bucolico nelle strade ricche di curve e scorci unici. In ogni tappa, puntualmente, è accaduto un fatto: dall'auto con a bordo ragazze e ragazzi visibilmente desiderosi di non perdere dal lunedì dell'angelo nemmeno un attimo prezioso una voce con accento chiaramente non locale ha interrotto il tuo di momento con l'orizzonte per chiederti «Scusi, per il Guendalina?»

Eccola l'altra faccia del Salento, quella che va oltre il sole, il mare ed il vento, quella che da un po' di anni fa rima anche con divertimento. Non chiamatelo più «popolo della notte», perché da un pezzo la chiacchierata movida non è più relegata alle occasioni notturne ma ha conquistato fasce orarie fino a poco tempo fa dedicate ad altre attività.

Ed in questo il Guendalina ha fatto scuola, anche se non da solo. Non più solo discoteca, il Guenda da qualche anno, grazie anche al passaparola, è diventato un vero e proprio stile di vita e…di moda. Non esiste salentino o turista che almeno una volta non ci sia andato. Amatissimo non solo da chi vive ad un passo da Santa Cesarea, odiato da chi non frequenta certi locali, il Guendalina è comunque una leggenda, un luogo che a molti resta nel cuore, che fa parlare, nel bene e nel male. E se apre 12 ore no stop…

Al grido di Waiting for the sun! per la prima volta assoluta la discoteca a cielo aperto aprirà da mezzogiorno a mezzanotte. Insomma, «Can you feel it now spring has come. It's time to live in the scattered sun»



In questo articolo: