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Dal Salento a Hollywood: intervista a Christian Cordella, il costumista del cinema americano

by Paolo Panico
23 Agosto 2017 17:01
in Moda, Musica e...
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Sembra un po’ la favola del giovane intento a realizzare il cosiddetto “sogno americano”. Ci mette tutte le sue forze e alla fine, dopo tanto impegno, ecco raggiungere le vette hollywoodiane ambite sin dai primi passi. Dal Salento agli Usa, però, il passo è stato tutt’altro che breve: formazione, gavetta e, ovviamente, una sana dose di ottimismo (che non guasta mai). Un cocktail micidiale di ingredienti che poi ha portato a collaborare con attori del calibro di Johnny Depp o Tom Cruise, giusto per citarne alcuni (ma anche Scarlett Johansson, Julia Roberts, Sienna Miller, Samuel L. Jackson e Robert Downey Jr). Come? Semplice, divenendone il costumista di fiducia. Ma, al contempo, mantenendo inalterato il legame affettivo con le radici della terra natia, molto amata anche dall’altra parte del nostro continente. Il salentino Christian Cordella – figlio dello stilista Pino – grazie alle proprie abilità artistiche è riuscito a conquistare l’arte cinematografica, approdando nelle sedi dei blockbuster americani . La redazione di Leccenews24.it stamattina è riuscita a contattarlo telefonicamente per un’intervista davvero interessante.

Sig. Cordella, lei a breve inizierà a lavorare sul set di “Star Trek”. Ci dica, quanto è stimolante preparare costumi per un film che, ne siamo certi, diverrà successo cinematografico?

«Certamente, quando mi hanno chiamato per entrare nel team, per me è stata un’emozione grande. Qui stiamo parlando di icone, soprattutto nell’ambito dei generi più seguiti anche a livello di franchising. Ricorre, peraltro, il 50esimo anniversario dalla nascita di “Star Trek”. Quindi siamo ad un punto importante, diciamo vitale, per la storia. Serviva creatività, immaginazione, reinventare determinati look; è stata senza dubbio un’esperienza nuova».

Lei, tra l’altro, è anche il costumista di attori del calibro di Tom Cruise e Johnny Depp.  Persone molto professionali e dedite al loro mestiere.

«Sì, una parte del mio lavoro consiste nel dialogo e nella comunicazione con loro. Quando si ha a che fare con i costumi, da indossare sul set e in scenografia, bisogna considerare che li indosserà l’attore. Serve uno scambio d’opinioni, contatti e punti di vista che determinino la costruzione del personaggio. Indubbiamente copertura d’un corpo, ma anche fornitura di significato al ruolo impersonato. Dunque, cosa suscitare nella gente che lo vedrà. Risulta importantissimo, durante i meeting con i vari attori, registri e produttori, tenere a mente tanti fattori prima di metter mano su una determinata linea».

Racconta mai ai suoi colleghi qualche aneddoto del Salento?

«Certo, io cerco sempre di creare – anche sotto il profilo conoscitivo della nostra terra – un’immagine di contatto tra le due realtà. Molte persone tra l’altro, e pure di una certa importanza, sono venute a trovarmi giù a Lecce. Loro hanno cognizione del nostro territorio non appena ci mettono piede.  Si trovano bene. E nasce un ponte. Non solo semplice conoscenza ma magari, un giorno, anche di collegamento tra Hollywood e lo stesso capoluogo salentino».

Esiste un determinato momento nel quale si sente particolarmente soddisfatto del suo operato?

«Quando vedo l’immagine da me creata prendere vita, vederla muovere sugli attori che generalmente appaiono solo sullo schermo ma che poi si hanno lì vicino, indossando il mio abito, i complimenti ricevuti mi rendono contento del mio mestiere. Ogni qualvolta i costumi entrano in un film – tipo Iron Man 2 o Captain America – sono sicuramente dei grandi momenti di soddisfazione professionale».

Le manca lavorare nella nostra terra, o comunque avrebbe lei il desiderio di essere costumista per film da girare in Italia e nel Salento?

«Io sono molto legato a Lecce e alla nostra terra. Vorrei tanto poter creare qualcosa qui. A volte, però, noto alcuni piccoli disservizi. Intravedo tantissima voglia di fare, ma all’atto concreto della realizzazione di un’idea, poi, ci si perde in burocrazie e lungaggini. Tutto si ridimensiona. Peccato, perché mi piacerebbe vedere un seguito all’entusiasmo iniziale. Da parte mia c’è tutta la volontà di poter realizzare grandi cose in Italia. Speriamo in tempi migliori e una risposta concreta dall’altro lato».

Qual è il suo consiglio al nostro territorio per poter compiere il salto di qualità?

«Innanzi tutto avere un’impostazione mentale che non accontenti di quello che già si sa fare. Cerchiamo di provare qualcosa di diverso. Capire anche da un punto di vista turistico come agire per migliorare ancora una volta i nostri servizi, rendendo indimenticabile – e non solo bella – l’esperienza di chi arriva. Alcuni miei amici ammirano la cordialità delle persone e la meraviglia dei posti, però abbiamo bisogno di una visione un tantino più globale. Vediamo di esser capaci d’accogliere persone dal mondo».

Tags: salentini-nel-mondo
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