Sanremo, il rock dei Maneskin conquista il Leone d’oro. Sul podio Fedez-Michielin ed Ermal Meta

Si è chiusa la 71esima edizione del Festival della Canzone italiana, tra polemiche e sorprese. A trionfare è stata la canzone “Zitti e Buoni” della band romana.

Che sarebbe stata un’edizione anomala quella di quest’anno era chiaro a tutti. Un teatro Ariston vuoto durante la kermesse musicale più importante e seguita d’Italia non si era mai visto. Ma che a vincere fossero chitarre stridenti e batteria martellante, forse, non erano in molti ad aspettarselo. Si è chiusa ieri sera la 71esima edizione del Festival della Canzone Italiana che ha visto i Maneskin portarsi a casa il tanto ambito leoncino d’oro, piazzandosi subito sopra Fedez e Francesca Michielin che si sono conquistati il secondo gradino del podio. Terza posizione, invece, per Ermal Meta con Un milione di cose da dirti.

Stesso posto ogni anno, ma atmosfera completamente diversa. Il duo Amadeus-Fiorello non porta a casa ascolti record come l’anno scorso, ma un po’ c’era da immaginarlo. Ad ogni edizione di Sanremo, la certezza è sempre la stessa: le critiche sono un marchio di fabbrica, ma fa tutto parte del copione. Anche il 71esimo Festival si porta la sua buona dose di dissenso in un’Italia ferita dalla pandemia e piena di attività chiuse da un anno. Sanremo non ripete il “miracolo” di ascolti che era riuscito a fare l’anno scorso, quando lockdown, chiusure e ospedali pieni erano solo racconti dall’estremo Oriente che (speravamo) non sarebbero arrivati da noi.

Se il pubblico è mancato e le esibizioni forse erano un po’ sottotono, le proposte musicali interessanti hanno trovato spazio sul palco più istituzionale d’Italia. È stato (quasi) un festival della musica indipendente, e questo non era affatto scontato: tra i big sono tanti i nomi che non sono tanto big. E questo è stato certamente un pregio di questa edizione che ha fatto conoscere al grande pubblico, quello mainstream, un’altra faccia della medaglia.

Collante delle serate un Achille Lauro che ha portato in scena Achille Lauro: piume, trucchi, smalti ed esibizioni teatrali l’hanno fatta da padrone, ma il cantante romano non ripete la rivoluzione. Se l’anno scorso, baciare un uomo sul palco di Sanremo era “sconvolgimento” per un programma che parla a tutte le generazioni, quest’anno non lo è. Senza indugi e senza mezzitermini: Achille non “rompe”, ma di persone come lui l’Italia ha ancora disperatamente bisogno.

Finale all’insegna della musica che unisce: Amadeus che canta i Maneskin, Fedez che abbraccia i vincitori, Fiorello che si complimenta. L’aria che tira è quella di una competizione equa, all’insegna dell’arte e senza polemica non necessaria, almeno tra i concorrenti. E poi c’è la questione fiori: a chi darli? Non è banale: è forse questo il segno di una Paese che cambia o, almeno, dell’Arte che ci prova. La direzione sembra quella giusta.

Tutti i premiati

Non è stata una ballata a vincere il Festival, non di nuovo: chitarre, percussioni martellanti ed una voce graffiante hanno conquistato la medaglia d’oro. E chissà che non si vinca anche l’Eurovision a questo giro. La vittoria dei Maneskin ha diviso il pubblico: un giro su Twitter ed il primo premio alla band di giovanissimi è stato un plebiscito; uno sguardo ai commenti dei più “anziani”, e la vittoria è stata immeritata. Una cosa è certa, però: il festival e la musica hanno bisogno di cose nuove, di aria fresca ed la band romana è proprio questo. Secondo posto per Francesca Michielin e Fedez, complice l’invito di Chiara Ferragni a votare per la sua dolce metà? Forse sì, ma la canzone sarà quasi certamente un successo radiofonico. A chiudere il podio, invece, Ermal Meta.

Premio della critica “Mia Martini” a Willie Peyote, meritatissimo: l’intelligenza tagliente di una canzone che ne ha per tutti, sul palco di Sanremo, non è cosa che succede spesso, non così. E poi diciamocelo: il tocco di classe citando Le brutte intenzioni di Morgan non poteva passare inosservato. Un’altra giovanissima si porta a casa il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, Madame, e ad Ermal Meta va la migliore composizione musicale.

Musica leggerissima di Colapesce Dimartino si porta a casa il Premio “Lucio Dalla” della sala stampa: forse di questo avevamo bisogno, di musica leggerissima dopo un anno pesantissimo.