Di Battista a Lecce: i cittadini a confronto col deputato M5S

Una folla di cittadini ha accolto questa mattina, i Portavoce alla Camera dei Deputati del MoVimento 5 Stelle: Alessandro Di Battista, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari, e Diego De Lorenzis, Segretario della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni.

Tanti gli argomenti affrontati; dalle Elezioni Europee, al reddito di cittadinanza al cambio di premier senza il voto. Dal palco, però, Di Battista lancia un messaggio preciso: "Per cambiare le cose dobbiamo andare al Governo".  

Tra una pausa e l'altra si ferma a scambiare due battute con qualche persona appostata a ridosso del palco. Dopodiché, spunta dal nulla un pasticciotto offertogli dalla cittadinanza. Lo assaggia, ne assapora la dolcezza. E gradisce. Più avanti, come ogni giorno alle 12.00, la voce di Tito Schipa echeggia in Piazza Sant'Oronzo. Visibilmente sbalordito, chiede spiegazioni. Un omaggio dell'amministrazione comunale al conterraneo tenore che ha portato in alto il nome di Lecce quando ancora le politiche turistiche erano semi sconosciute. Non appena entrato in sintonia con la tipica, affettuosa accoglienza dei leccesi, ed aver rotto il ghiaccio mediante due/tre battute leggere, volte a ridurre (se non proprio eliminare) quella classica distanza artificiale tra elettori e deputati parlamentari, Alessandro Di Battista – vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari – ribadisce anche nel capoluogo salentino l'obiettivo principale del MoVimento 5 Stellesalire al Governo per tradurre in pratica i bisogni avvertiti dall'Italia e dagli Italiani.

Ad accompagnarlo, durante questa mattinata all'insegna del confronto pubblico, il salentino Diego De LorenzisSegretario della Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni. Una nutrita folla di sostenitori del Movimento ha esposto ai due portavoce alla Camera dei Deputati dubbi e perplessità divenuti ormai omogenei, da nord a sud. Perché se oggi la nostra nazione non detiene più lo scettro di più visitata nel mondo – ma è addirittura scesa al quinto posto nella classifica del turismo europeo – qualcosa dovrà pur essere accaduto. «Impossibile che a Dusseldorf si conti un numero di turisti superiore a quello di Lecce» confessa stupito Di Battista. Delle conseguenze inevitabili e, secondo quanto sostiene il deputato romano, figlie dei tanti scandali che hanno caratterizzato la politica italiana negli ultimi anni. Insomma, il tricolore risulta poco credibile agli occhi di paesi strutturalmente messi meglio. Un argomento che rientra a pieno titolo nel passaggio fondamentale rappresentato dalle imminenti elezioni europee. «Non ci saranno coalizioni o alleanze – dice Di Battista – dunque per vincere dovremo solo ottenere voti maggiori degli altri. Sarebbe l'occasione di ribadire che l'Europa non è esclusivamente monetaria, ma soprattutto un organo appartenente alla comunità. E noi batteremo i pugni. Siamo disposti a fare notte pur di non farci fregare da un decreto, poiché disposti a controllare tutto pure nelle sedi europee». Rimanendo in tema internazionale, nel mezzo del dibattito si trova tempo anche per affrontare la questione legata ai Marò italiani, tuttora bloccati in India. «Lo Stato italiano è come zittito, perché disponiamo di un debolissimo potere contrattuale. Uno Stato serio invece sapete che fa? Va dalla Nato e chiede una mano, altrimenti esprime chiara e tonda l'intenzione di ritirare entro due settimane le truppe impegnate nella guerra in Afghanistan».

Le domande dei partecipanti all'agorà di Piazza Sant'Oronzo rientrano nell'assetto più variegato. L'ascesa di Matteo Renzi senza passare dalle elezioni; la volontà di negare fino in fondo i 7 miliardi di euro conessi alle banche dopo l'approvazione del Decreto IMU-Bankitalia (con annesso ambaradan di Montecitorio); la saltuarietà dei Referendum, e con essi l'impossibilità di fornire al popolo un reale strumento d'espressione preferenziale. Si ripassa persino un caposaldo dei programmi previsti dal M5S, ovvero l'introduzione del reddito di cittadinanza. Uno strumento che permetterebbe ai giovani di non cedere a ricatti contrattuali, e dunque poter affrontare il percorso desiderato senza rinunce legate a motivi economici. Oltretutto, andrebbe a favore di tutte quelle donne chiamate ingiustamente a scegliere tra maternità e lavoro. E poi ancora il ritrovamento delle coperture finanziare – recuperabili dalle spese militari – che permetterebbe l'abolizione dell'IRAP. «Tutte misure che abbiamo già presentato con delle proposte di legge. Però, se veramente devono tradursi in fatti concreti, serve che noi andiamo al Governo. Non ci sono altre soluzioni. Molti ci appellano come “sfasciti”. Ebbene, se ciò significa opporsi ad un sistema corrotto e legato al giro di poltrone, allora sì, per il bene dell'Italia siamo disposti a rompere i vecchi schemi della politica».



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