Fenomeno migratorio, la parola a Giuseppe Paccione esperto di Diritto Internazionale

Nell’intervista rilasciata a Leccenews24.it il professionista, profondo conoscitore anche di diritto dell’Unione Europea, illustra un’analisi politica e giuridica che riguarda i tantissimi sbarchi che avvengono nel nostro Paese.

Intervista Il fenomeno migratorio sta assumendo dimensioni sempre più significative per il Salento. Con gli sbarchi degli ultimi giorni, infatti, salgono a quasi 500 i migranti giunti clandestinamente sulle nostre coste. Ormai quasi ogni giorno si assiste impotenti all'arrivo di queste carrette del mare piene di lacrime e disperazione di gente in fuga dai propri paesi di origine alla ricerca di umana pietà.

Di fronte a questa emorragia l’Europa continua a trattare il dramma migratorio come se fosse un’emergenza e non come un fenomeno epocale ormai costante degli ultimi decenni.Tant’è cheora si propongono soluzioni giuridicamente e materialmente impossibili da realizzare, come l'ipotesi del blocco navale per contrastare la tratta di esseri umani e impedire il ripetersi delle tragedie del mare.

E allora cosa è necessario fare? Blocco navale o dovere dell’accoglienza? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Paccione, esperto di diritto internazionale e dell’Ue, che ci illustra un’analisi politica e giuridica del fenomeno.

«Il nostro Paese e l’Europa non hanno scelta: la seconda strada è l’unica che non concerne un problema politico. Siamo vincolati a essere solidali non per una questione di carattere umanitario ma per il fatto che questa è l’Europa e questi sono gli ideali sui quali si fondano le regole che disciplinano l’Italia al rimanere insieme e il medesimo nostro comune patrimonio culturale e ideale. La tragedia del canale di Sicilia, la più grave di sempre, evidenzia che l’Europa reale è molto lontana da quell’Europa giuridica che i padri fondatori dell’Unione sognarono, vollero e costruirono, cioè un’Europa che riassumesse nella sua bandiera unità nella diversità, i valori comuni del rispetto dei diritti dell’uomo, della non discriminazione, della solidarietà, impressi a chiare lettere nel Trattato e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ovvero della Carta di Nizza del 2001. L’ecatombe nel mare Mediterraneo era annunciata, e questo ormai è una macabra ripetizione. Ma era stata in un certo senso predetta dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, il quale aveva lanciato l’allarme domandando strumenti urgenti per impedire la serie di tragedie nelle acque del Mediterraneo. Che è ormai considerata una delle rotte più pericolose per i migranti, molti dei quali richiedenti asilo, analoghi a quelle al largo delle Bahamas, nel Golfo di Aden e nel Bengala».

L'operazione "Mare Nostrum" è stata, probabilmente, una ulteriore componente dell’aumento degli sbarchi clandestini?
«L’operazione Mare Nostrum, tutta sulle spalle del nostro Paese, che non ha più inteso proseguirla per una netta scelta politica della quale nessuno paga le conseguenze, non è stata sostituita da meccanismi simili e adeguati con la conseguenza che continuano le perdite umane. Proprio per questo, le Nazioni Unite avevano chiesto all’Unione Europea una risposta immediata mercé un sistema di visti più flessibile, un rafforzamento dei programmi di ricongiungimento, un meccanismo di compensazione per le navi che procedono al salvataggio di esseri umani e un sistema pilota di ricollocamento per i rifugiati. Certo la risposta non poteva essere la missione Triton, che fa sorridere per il numero di forze, impiegate e completamente non confacenti anche perché funzionale non al soccorso ma al solo controllo delle frontiere esterne. E questo malgrado l’UE abbia la responsabilità politica della gestione integrata delle frontiere e nonostante la politica dell’immigrazione sia stata riconosciuta da tutti gli stati dell’UE a partire dal 1997».

L'Unione Europea ha commesso errori di gestione del fenomeno migratorio?
«La sveglia per l’UE, purtroppo, non è suonata per tempo, dato che la presenza dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vice presidente della Commissione UE, l’incompetente Federica Mogherini, avrebbe dovuto garantire risposte reali, affinché il problema giungesse a Bruxelles prima della tragedia. Tenendo in considerazione della stretta connessione tra attuali ondate migratorie e la profonda crisi nello Stato libico. Arrivano troppo tardi le parole espresse dall’Alto Rappresentante della PESC, che solo davanti all’ennesima strage ha deciso di mettere la faccenda migratoria all’ordine del giorno del Consiglio affari esteri. Oggi, il Consiglio affari esteri ha partorito un topolino, un documento in dieci punti che pone in evidenza, per l’ennesima volta, la sottovalutazione della vicenda che ha al centro vite umane. Si pensi al carattere volontario del progetto di ricollocamento dei migranti tra i Paesi membri. La nostra povera e martoriata Italia non ha in tal modo ottenuto nulla e paga purtroppo il prezzo dello scarso peso politico sullo scacchiere internazionale e in particolare nell’UE dato che non è stata in grado di concretizzare interventi efficaci ed è poi spaccata tra rispetto degli impegni o vincoli internazionali, dal salvataggio in mare all’assistenza adeguata ai richiedenti asilo, passando mediante l’individuazione e la punizione dei responsabili della tratta degli esseri umani, ad una reale incapacità di porre in essere strumenti sufficienti. Basti menzionare quando il Ministro dell’interno Alfano aveva reputato Triton come un grande risultato del nostro Paese».

Cosa fare ora?
«Certo non il bombardamento delle navi, il blocco navale o l’intervento militare in Libia che sono opzioni di mera propaganda, ma non si possono attuare sul piano del diritto e tanto più in assenza di una decisione delle Nazioni Unite. Inoltre, non va dimenticato un punto nodale e importante: i diritti della persona umana vanno garantiti anche e soprattutto nei sistemi di controllo dei confini. Così come non si può pensare la previsione di punti per la concessione dell’asilo in Libia. Troppi rischi altissimi per chiunque decida di voler intervenire. E allora l’unica strada da percorrere è quella di assicurare il dovere di soccorrere, enucleato dalla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare, che statuisce, in base al principio di solidarietà, il dovere di soccorso verso chiunque si trovi in mare in situazione di pericolo e, nel contempo, di rispettare il principio di non refoulement (non respingimento) con la necessità di garantire a ogni individuo accoglienza se titolare del diritto di asilo e di protezione internazionale. Con programmi di ricollocamento che l’UE deve predisporre subito senza lasciare spazi agli Stati che devono agire rispettando i Principi e le linee guida sul rispetto dei diritti umani alle frontiere internazionali adottati dall’Onu. Va rammentato che proprio l’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani ha duramente attaccato la posizione dell’UE, che di sovente non ricorsa che coloro che fuggono dal proprio Stato scappano dalla fame, dalle persecuzioni, dalle bombe, dagli stupri, da crimini contro l’umanità. Decidere di non salvare i migranti in pericolo non sta a indicare far diminuire le ondate migratorie, né giungere alla riduzione del traffico degli esseri umani, ma unicamente cagionare molte vittime in mare. Di qui il bisogno di una commissione d’inchiesta a livello internazionale per verificare le responsabilità della tragedia. Che certo ha un complice nell’inerzia della nostra UE che ormai affonda ogni giorno di più in un egoismo senza confini e che non può liquidare una questione in cui sono in gioco vite umane con missioni simili a Triton e poi piangere morti e convocare vertici».

E mentre arranca la macchina dell'accoglienza con i rifiuti di alcune Regioni italiane di ospitare i migranti “assegnati” dal ministero dell’Interno nell’ambito del programma di distribuzione omogenea degli ospiti nei vari centri di accoglienza, l'emergenza sbarchi sarà al centro del Consiglio di sicurezza dell'Onu convocato per lunedì prossimo, su proposta del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni,che ha sottoposto ai membri europei del Consiglio una bozza di risoluzione per far fronte all’immigrazione illegale con l’obiettivo difornire “una base legale alle diverse attività di contrasto al traffico di esseri umani e che consenta di assicurare i trafficanti alla giustizia”.
 
 



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