Il discorso di Renzi al Senato dà fiducia tranne ai gufi

In Italia abbiamo dato fiducia a prestigiatori e incantatori di serpenti, perchè© allora non remare tutti nella stessa direzione e sperare che Renzi riesca a fare almeno la metà di quello che va dicendo in giro? Il tempo ci dirà se metterà in atto le sue parole.

La  pre comprensione è l’atteggiamento tipico dei disfattisti, di quelli che hanno già capito tutto, prima ancora di cominciare, ma non perché sono in possesso di capacità soprannaturali, ma solo perché portatori di tanto, troppo pessimismo. Non oracoli, insomma, ma gufi.

Non è possibile dire con esagerato anticipo se Matteo Renzi ce la farà. Né è possibile far dipendere tutto da un discorso in Parlamento. Tanti in passato sono stati i bei discorsi in Parlamento, degni di statisti e padri della Patria, ma non sempre (quasi mai) le cose sono cambiate in meglio per i cittadini.

I discorsi non fanno la felicità e non risolvono i problemi. Ricordate i fantasmagorici discorsi di Berlusconi? Pieni di cento cose, ben dette e mai fatte, eppure di fiducia il Cavaliere ne ha avuta più di chiunque altro negli ultimi vent’anni.
Se l’Italia è il fanalino di coda della grande Europa non è colpa di questo Governo, o almeno non ancora e stare a vedere con attenzione è l’unico atteggiamento serio che si deve avere in questa stagione così critica.
Il giudizio sul programma abbozzato da Renzi per ottenere la fiducia delle Camere può e deve essere assolutamente soggettivo, ma non deve viziare, invece, la disponibilità politica a dare fiducia a chi ha mostrato già qualche non trascurabile elemento di novità.

Il nostro Paese ha combattuto battaglie, versato fiumi di inchiostro e sostenuto scontri quasi fisici sulla questione della parità di genere e della durezza anagrafica della politica. Renzi ha risolto in una settimana due fra le questioni più ridondanti della dialettica politica, consegnando un quadro di sostanziale novità al muro opaco della Pubblica Amministrazione italiana. E’ poco? Ok, non sarà molto, ma intanto nessuno lo aveva ancora fatto.
A proposito di Amministrazione Pubblica, non ci pare secondario il richiamo allo sblocco dei pagamenti della P.A., anzi se si riuscisse a farlo, ecco che davvero sarebbe un colpo da maestro. L’Europa infatti si è data ai salti mortali su questo aspetto, ma la funambolica burocrazia italiana continua con ben altre acrobazie.

E poi c’è il discorso sulla scuola, sull’istruzione, sull’educazione dei nostri figli. Di certo Renzi ha centrato il problema dei problemi, la solidità del futuro, l’idea del nostro avvenire.
Dall’Educazione parte la riscossa di uno Stato ed è nell’Educazione che risiede il grado di civiltà e di progresso di un popolo, non nell’Economia, che discende da tutto questo.
Se Renzi parla di sogni oltre che di bisogni, allora significa che è tornata la Politica, quella cosa che sa far volare lo spirito dell’uomo e gli consente di lanciarsi in sfide prodigiose.
Se poi quella di Renzi è solo retorica, lo verificheremo fra qualche mese, senza indulgere, però, in scioccanti prese d’atto, perché siamo già ampiamente abituati alle delusioni, specie in questa terra di Puglia, dove a renderci immuni alle promesse disattese e ai sogni infranti ci ha pensato Nichi Vendola. Cosa mai potrebbe fare Renzi di più deludente? Non può certo arrivare a lui o ai livelli record di Berlusconi. Tuttavia speriamo di poter puntare al meglio e non di accontentarci del meno peggio, come si suol dire.



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