La Ico Tito Schipa diventa il terreno di scontro tra Blasi e Mazzei

Acceso botta e risposta a suon di comunicati stampa tra il consigliere regionale del Partito Democratico, Sergio Blasi e il collega di Forza Italia Luigi Mazzei. Galeotta fu una discussione sul futuro della Fondazione Ico Tito Schipa.

Da cosa nasce cosa, si suol dire. Così la discussione sul futuro sempre più incerto della Fondazione Ico Tito Schipa, istituzione che ha fatto la storia del nostro territorio, alla luce della legge Delrio voluta dal Governo Renzi, si è trasformata in un acceso botta e risposta a suon di comunicati stampa tra il consigliere regionale Pd, Sergio Blasi e il collega di Forza Italia, Luigi Mazzei. Già nei giorni scorsi l’ex capo di Gabinetto della Provincia di Lecce era sceso in campo per “difendere” il numero uno di palazzo dei Celestini “invitato” a fare un passo indietro proprio da Blasi «Se non è in grado di gestire l’ente Provincia di cui è Presidente, si dimetta» aveva detto l’ex Sindaco di Melpignano, suggerendo a Gabellone, neppure tanto tra le righe, di «lasciare la poltrona su cui si è improvvidamente seduto». Un attacco che era stato bollato da Mazzei come la «boutade di fine anno di un Partito Democratico allo sbando, che non sa in che direzione procedere» e uscito dalla bocca, anzi dalla mano, del «paladino dell'incoerenza».

Oggi, il botta e risposta tra i due consiglieri di via Capruzzi, si arricchisce di un nuovo capitolo «Spendo solo qualche minuto per rispondere alle chiacchiere del consigliere regionale Mazzei, il quale ci delizia con cadenza giornaliera, di interventi sulla stampa che si distinguono per i contenuti insultanti e per la vacuità degli argomenti. Con il suo chiacchiericcio – scrive Blasi – Mazzei ha riempito negli ultimi mesi le pagine di giornali ma, come dimostrano i fatti, non è stato in grado di risolvere nessun problema del territorio che l’ha eletto».

«Di fronte al concreto rischio per 60 orchestrali di perdere il lavoro – prosegue il consigliere del Pd-  Gabellone, supportato dal produttore di chiacchiere Mazzei, ripetono sulla stampa che “è colpa della Regione”. Questa è una dimostrazione non solo di scarso rispetto per l’intelligenza dei cittadini, ma anche di incompetenza da parte di chi non ha saputo valorizzare il lavoro dell’Orchestra Ico Tito Schipa in questi anni. La Regione ha fatto quello che poteva. La presidenza della Provincia e la presidenza della Fondazione (impersonate entrambe da Gabellone) non sono riusciti a mettere a frutto con lungimiranza il valore artistico dell’orchestra. E ancora oggi continuano a parlarne come di una municipalizzata qualsiasi, da rimpinzare di soldi pubblici buoni per tirare a campare». Poi una speranza «che il centrodestra pugliese, in evidente crisi di competenze e di valori, diventi presto un brutto ricordo per i cittadini. Che finalmente la competenza vada a ricoprire i posti ora occupati da Gabellone e compagni e che alle chiacchiere di Mazzei (che come quelle di Carnevale, non riempiono la pancia), vengano sostituite da proposte serie, progetti a lungo termine e da proposte politiche concrete».

Ma non finisce qui. Blasi vuole mettere i puntini sulle i anche sulle accuse, lanciate da Mazzei, all’indirizzo di una giovane dirigente di Sel ‘colpevole’ di aver vinto una selezione pubblica. Perché utilizzando un proverbio il bue non può dire cornuto all’asino. «Mi chiedo – scrive Blasi- se è lo stesso Mazzei il cui fidanzato della figlia, futuro genero, vince un concorso pubblico al Comune di Calimera, dove lui è capogruppo di maggioranza. Così fiero nel sostenere ragioni di “opportunità” nei confronti altrui, così poco coerente nell’applicarle a sé stesso e al proprio orticello, Mazzei farebbe bene a proporre meno fuffa e più soluzioni».

La replica, ovviamente non si è fatta attendere. Così il consigliere forzista ha iniziato la sua risposta, con un pizzico di ironia «Non comprendo – si legge nella nota- perché Blasi voglia alzare sempre il tiro delle offese e perché dimostri un nervosismo fuori luogo. Ho fatto semplicemente notare tante sue incongruenze: perché non prova a rispondere, con pacatezza, nel merito?»
Poi punto per punto cerca di ribattere alle accuse «Sull'Orchestra Ico Tito Schipa le chiacchiere stanno proprio a zero, caro Blasi – dice Mazzei – altro che programmazione e politiche culturali! Senza i finanziamenti pubblici (e nessuno più di Blasi dovrebbe sapere queste cose vista la sua esperienza con la Notte della Taranta) non si va da nessuna parte. E quando quei finanziamenti mancano, i problemi sono tanti!  Ciò che tutti sanno, a cominciare dai professori dell'orchestra, è che lui, Sergio Blasi, ha prima firmato per lo stanziamento di 1 milione di euro da parte della Regione alla Ico (visto che le competenze della cultura non sono più in capo alle Province) e poi ha pensato bene, una volta giunto a Bari, di votare contro quell'emendamento». 

Un comportamento, secondo Mazzei, dimostrato anche in altre occasioni come nella lotta alla Xylella «le tante sceneggiate contro l'assessore Nardoni e la giunta Vendola a favore degli olivicoltori e florivivaisti salentini sono finite con un nulla di fatto. E per non continuare poi con la riforma della sanità pugliese, in cui Blasi eccelle per presenzialismo nei nosocomi sull'orlo del taglio e poi a Bari, si accoda invece alla maggioranza e al suo presidente Emiliano».

«Quanto alla dott.ssa Pellizzari, non mi interessa sapere di che partito sia e con chi si candidi. Se il concorso fosse stato legittimo, avrebbe avuto tutto il diritto a candidarsi e ad essere valutata. Blasi sa bene, invece, che è proprio quel concorso che è illegittimo, è la procedura che lo ha istituito che è illegittima a prescindere da chi lo abbia vinto. A Calimera, a Lecce, a Bari e a Melpignano, nei concorsi legittimi, invece, tutti hanno diritto a presentarsi e ad essere valutati. Anche i parenti di Blasi. Confondere le stabilizzazioni dei precari della Fabbrica di Nichi con i concorsi legittimi che rispettano le procedure è davvero sciocco».
Infine, Mazzei prova a giustificare la sua “iperproduttività” nel settore della comunicazione istituzionale, adducendo come motivazione il fatto di ritenere un dovere imprescindibile quello di rendere conto ai cittadini di come opera e di ciò che fa, con il merito di non parlare due lingue, una nel Salento e una a Bari. «Parlo il linguaggio della chiarezza ovunque e ne vado fiero» conclude Mazzei.



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