Mercatone Uno, salta l’incontro al Mise: dipendenti salentini chiedono chiarezza in Prefettura

Questa mattina alcuni lavoratori salentini del ‘Mercatone Uno’ erano in Prefettura per chiedere chiarezza circa il proprio futuro. Al momento la provincia leccese è salva, ma questo clima di incertezza mobilita i sindacati.

Al Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) salta l’incontro chiarificatore. Tanto è bastato per mobilitare alcuni dipendenti salentini del ‘Mercatone  Uno‘ – accompagnati dalle sigle sindacali – nella mattinata odierna, in riunione presso la Prefettura di Lecce per ottenere risposte concrete circa il loro futuro lavorativo. Come ci spiegano, infatti, Mirko Moscaggiuri e Angelo Bramato – appartenenti rispettivamente a FILCAMS CGIL LECCE e UIL UILTUCS LECCE – sarebbero ben 130 le famiglie col fiato sospeso. Ad oggi esiste una richiesta di concordato da parte dell’azienda, che scadrà il 19 maggio, ma ancora non si conoscono i possibili acquirenti interessati. Risaputa è solo l’indicazione di chiusura di alcune filiali, sebbene quelle di San Cesario, Surano e Matino al momento non appaiano interessate. «Un clima di incertezza che, purtroppo, non lascia intravedere buone prospettive – dice il segretario Moscaggiuri ai microfoni di Leccenews24.it – e considerando che la vicenda comprende l’Italia intera, le famiglie vogliono rimanere informate sugli sviluppi in programma».

«Qui nel Salento sono interessate 130 famiglie – ribadisce Moscaggiuri – che comunque si ritengono preoccupate per la storia complessiva del ‘Mercato Uno’. Anche Lecce è interessata alle dinamiche gestionali dell’azienda, che possiede un debito di 400 milioni di euro». «Siamo realisti – conclude – l’ottimismo arriverà nel momento in cui vedremo un acquirente; quando rileveranno i lavoratori alle stesse condizioni; quando non si proporrà più il contratto di solidarietà; quando ci saranno delle situazioni che ci tranquillizzano. Che, ad oggi, non rileviamo».

«L’incontro col Prefetto era necessario per dare un segnale anche a livello nazionale – sostiene invece Angelo Bramato – in quanto parliamo di 3.500 sedi. E nel Salento 130 famiglie. Attualmente la situazione, qui, pare tranquilla però non abbiamo alcuna certezza. E in questo clima incerto si genera una sorta di segnalazione forte, alle istituzioni, da parte nostra».

«Di fatto abbiamo avuto contezza – sottolinea – di alcune svendite a Brindisi e Francavilla autorizzate dal Tribunale che hanno messo la parola fine a quei punti vendita. Noi in provincia di Lecce non avvisiamo nessun allarme, sebbene i dipendenti siano già in regime di solidarietà. Condizione contrattuale che incide sugli stipendi. Come sindacati siamo presenti per sorvegliare serietà e concretezza della trattativa. ‘Mercatone’ non si è presentato al Ministero, a differenza dei sindacati nazionali. E in tale ottica nessuno percepisce tranquillità».



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