Sciopero generale nazionale. Sindacati, lavoratori e pensionati scendono in piazza

Si è svolta questa mattina la manifestazione generale organizzata da Cgil e Uil contro le decisioni del Governo Renzi. A Lecce, come in tutta Italia, politica locale e società civile in piazza per protestare

Contro il Jobs Act, contro la Legge di Stabilità, contro i nuovi provvedimenti che il Governo Renzi sta cercando di far diventare legge in Parlamento. Lavoratori, precari, disoccupati, pensionati e studenti. C’erano proprio tutti questa mattina in Piazza Umberto I a Lecce, dove era previsto lo sciopero generale organizzato da Cgil e Uil, nel capoluogo salentino come in tutto il resto delle piazze italiane.

La manifestazione leccese ha visto alternarsi sul palco i segretari generali leccesi di Cgil e Uil, Salvatore Arnesano e Salvatore Giannetto, nonché il segretario regionale di Cgil, Gianni Forte, il senatore di Sel Dario Stefano e il presidente della provincia di Lecce, Antonio Gabellone. In genrale, comunque, è stata massiccia la presenza della politica salentina all’evento. Il Pd, invece, ha aderito solo in parte alla protesta contro il suo leader Matteo Renzi. Era presente, infatti, il segretario provinciale del partito Salvatore Piconese, mentre ha gentilmente declinato l’invito, il capogruppo al Comune Paolo Foresio, da sempre renziano convinto.

Sono 12 i motivi principali per cui è stato indetta la protesta che si è tenuta oggi, 12 no ad alcune decisioni prese dal Governo Renzi. Cgil e Uil li hanno voluto sintetizzarle così: No alla diminuzione della cassa integrazione; No ad insufficienti risorse per il sostegno al reddito; No all’uso e all’abuso distorto di voucher e collaborazioni a progetto; No alla vigente normativa su partite Iva ed associazioni in partecipazione; No a questo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti se si trasforma nell’ennesima forma di contratto a termine; No al taglio dell’Irap generalizzato; No al finanziamento della decontribuzione con risorse del mezzogiorno; No al contratto a tempo determinato senza motivazioni certe; No ai pesanti tagli dei bilanci di regioni, province e comuni con conseguente rischio di aumento della pressione fiscale locale; No alla riduzione delle tutele; No ad una semplice multa in caso di licenziamento senza giustificato motivo e alla revisione per legge della disciplina delle mansioni; No al salario al di sotto dei minimi contrattuali.  

“Se il governo non ci sente, noi continueremo con la mobilitazione e faremo sentire la nostra voce”. Sono queste le parole forti che arrivano dal segretario generale provinciale di Uil, Salvatore Giannetto che ha aperto il comizio di questa mattina. “La legge di stabilità – continua – è ancora in discussione e non è tutto perso ancora. Facciamo in tempo a far cambiare con la nostra protesta civile il premier che deve ascoltarci e deve venire a discutere con noi. Il Jobs Act non dà lavoro, ma, anzi, aumenta disoccupazione e precarietà. Non si deve pensare solo all’Ilva e a Taranto, ma qui c’è un Salento che grida giustizia, ci sono dei lavoratori che invocano la dignità che li è stata tolta, ci sono delle vertenze che non trovano una soluzione. La politica deve guardare ai nostri problemi. W i lavoratoi, W i pensionati”.

Ancora più dure sono state le parole del segretario regionale di Cgil, Gianni Forte che come Giannetto ha citato le vertenze che riguardano le migliaia e migliaia di lavoratori pugliesi e salentini. Da Filanto, a Tandoi, dagli ex Lsu ad Omfesa, dal nuovo caso dell’Orchestra Ico Tito Schipa passando per la difficilissima riconversione dell’Ex Bat. Forte, senza troppi giri di parole, denuncia la situazione che sta investendo l’economia nazionale e pugliese: “Questo governo non sostiene il lavoro. Il Jobs Act produce solo precarietà e sempre meno lavoro. La ricetta Renzi è uguale a quella Berlusconi e cioè a quella che ci hanno propinato negli ultimi 15 anni, in cui ci hanno fatto credere che toglievano ai padri per dare ai figli, ma in realtà non è e non sarà mai così”.
 



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