Troppo alto l’allarme Xylella? Il Salento rischia una catastrofe d’immagine

A diffondersi non è solo il batterio killer, l’ormai ‘famosa’ Xylella fastidiosa che, ormai, ha superato i confini del Salento contagiando anche Brindisi. Si estende ‘a macchia d?olio’ anche l?allarmismo. L?ex assessore provinciale Francesco Pacella non ci sta.

Stendiamo un velo pietoso su tutto quello che sta circolando in termini di allarme sugli ulivi e il loro batterio assassino e accogliamo, con doppio strato di prudenza, i rumori dalla soffitta che rimandano ad altri fantasmi. Perché l’ultima nata in casa Xylella riguarda pericoli, anche seri, per la salute umana. Social network, sms e whatsapp avvisano di stare attenti e non toccare le foglie d’ulivo perché altamente infettive anche per l’essere umano, ma tra le moltitudini di esperti, medici e agronomi, nessuno è stato pronto a giurare su mille Bibbie circa la reale pericolosità del batterio.
 
Fra sputacchina e Xylella, il Salento non se la passa comunque molto bene e lo dimostra anche la preoccupazione di molti operatori turistici che vivono con fastidio l’atmosfera che si respira. Insomma, a furia di parlare di emergenza a qualche sprovveduto verrà in mente che il Salento è un territorio infetto dal quale stare alla larga e magari potrebbe raccontarlo in giro, con certo nocumento di viaggi, gite e visite in terra salentina già a partire da Pasqua.
 
Il primo a preoccuparsi seriamente e ad esternare la sua preoccupazione è stato il presidente del Gal Serre salentine e Gac Adriatico salentino, Francesco Pacella. «Stiamo rischiando di distruggere un territorio. Il turismo non è un patrimonio acquisito e se lo indeboliamo con allarmi esagerati verrà meno nel giro di qualche tempo» è quanto dichiara l’ex assessore provinciale al Turismo e all’Agricoltura che interviene sulla questione della Xylella fastidiosa e dei rischi di allargamento del contagio in occasione della tradizionale benedizione dei ramoscelli d’ulivo nella Settimana Santa.
 
«Già mi riesce difficile immaginare di poter stravolgere le forme di una tradizione religiosa millenaria, impedendo la raccolta e la distribuzione dei ramoscelli d’ulivo durante la Domenica delle Palme, ma il fatto che maggiormente mi preoccupa è il grado di allarme sociale e di turbamento che si sta ingenerando nella popolazione. La prospettiva è che si trasferisca (purtroppo sta già avvenendo) un’immagine distorta, attraverso una comunicazione distruttiva e che il Salento passi, nell’immaginario nazionale e internazionale, come un territorio infetto e insalubre. Il danno a questo punto non sarebbe solo per l’olio e per il segmento olivicolo ma anche per l’intero settore turistico, agrituristico e della ristorazione».



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