Sensibile: ‘Il mio amico Boskov era un maestro di calcio e di vita’

Ieri sera è¨ scomparso all’età di 83 anni uno dei piè¹ famosi allenatori di calcio dell’ultimo mezzo secolo. Pochi in Italia possono dire di aver conosciuto Vujadin Boskov come l’allenatore leccese Aldo Sensibile, che è¨ stato suo vice ad Ascoli e a Napoli. Racconti e retroscena a Leccenews24

Mister Aldo Sensibile ci ha raccontato della sua amicizia con Vujadin Boskov, ripercorrendo quasi due decenni di collaborazione tecnica con l’allenatore jugoslavo insieme al quale vinse il campionato di serie B con l’Ascoli nella stagione ’85-’86. Segreti e retroscena del grande tecnico che vinse lo scudetto con la Sampdoria nel 1991.

Per ricordare la vita di un grande allenatore di calcio come Vujadin Boskov, scomparso ieri all’età di 83 anni, bisognava approfittare della memoria di chi ha lavorato con lui. E non si poteva chiedere di meglio quando abbiamo pensato di rivolgerci al nostro concittadino Aldo Sensibile, calciatore e allenatore professionista, nonché dirigente sportivo di livello nazionale che con Boskov ha lavorato all’Ascoli e al Napoli.

Racconta Sensibile: Boskov era un guru del calcio quando io l’ho conosciuto. Parliamo della fine degli anni ’70, quando frequentavo la scuola per allenatori di Coverciano. Era la stagione ’79-’80 e Boskov venne a farci alcune lezioni di calcio. Io avevo già vinto due campionati negli anni precedenti, come vice di Mimmo Renna, a Lecce e Ascoli e allenavo ormai stabilmente.
Ricordo l’aula magna di Coverciano, la parlata convincente nell’italiano tutto suo che ha reso famoso il tecnico jugoslavo. Era l’allenatore del Real Madrid, uno che il calcio lo inventava.

Fin qui il ricordo in qualità di docente, ma ora veniamo a quelli legati all’avventura italiana del tecnico serbo.
Qui la memoria di Sensibile si fa particolarmente nitida, anche se sono trascorsi trent’anni, avvenimenti limpidi, insomma, come fosse oggi.

Dopo gli anni felici vissuti ad Ascoli e la vittoria del campionato 7 anni prima, nel 1984 avevo lasciato la Civitanovese, ma continuavo a gravitare nella sfera ascolana, godendo della stima e della grande amicizia di Costantino Rozzi. Un giorno il vice presidente Regoli venne a chiamarmi per andare a pranzo e incontrare una persona, si trattava di Boskov. Il pranzo non fu un idillio, ricordo che Boskov mi guardava male, non si fidava perché non mi conosceva, oppure più probabilmente perché aveva un altro nome da proporre come suo vice. In realtà si trattava di fare l’allenatore, perché in attesa di cambiare regolamento i tecnici stranieri non potevano essere gli allenatori ufficiali, ma guidavano le squadre con la circonvenzione terminologica di direttore tecnico. C’era bisogno di un vice ma che fosse anche l’allenatore in via ufficiale.

Boskov sentenziò subito che Sensibile era uno che parlava molto e non andava bene. Ma poi fu il presidente Rozzi che fece capire a tutti che su certe cose non era il caso di discutere. Aldo Sensibile era la persona che il presidente voleva e Boskov preferì adeguarsi, anche perché Rozzi e Regoli ricordarono che poco prima Sensibile in qualità di secondo allenatore con Mimmo Renna in panchina aveva già vinto il campionato con l’Ascoli. Come a dire che nessuno conosceva la categoria meglio di lui. Boskov si fidò anche perché Rozzi aveva sempre gli argomenti giusti dalla sua parte.

Ma stava per scattare la trappola. Il tecnico che aveva allenato uno dei club più importanti del mondo come il Real Madrid non  andava in serie B per fare la gavetta, ma solo per vincere e anche  Costantino Rozzi aveva la stessa idea, abituatosi fin troppo bene dopo tanti anni consecutivi di serie A. Dal 1978, infatti, l’Ascoli di Rozzi, dopo la trionfale ascesa con Renna in panchina e Sensibile secondo, aveva vissuto 7 stagioni importanti nella massima serie, tuttavia era retrocesso nell’84-85 perché a Carletto Mazzone non era riuscita la quinta salvezza consecutiva. Per ottenere il risultato della promozione Vujadin Boskov aveva preparato la lista della spesa da affidare al suo uomo sul campo: Aldo Sensibile.

Una lista impossibile. Boskov voleva Ciccio Graziani dalla Roma, un celebre attaccante ma che aveva superato di parecchio i trent’anni d’età  e voleva trattenere ad Ascoli il brasiliano Dirceu, anch’egli 33 enne. Quando Sensibile lo informò al telefono che costavano troppo e non rientravano nei piani della società e che al loro posto l’Ascoli avrebbe preso Flavio Destro, Giuseppe Incocciati e Francesco Vincenzi, Boskov si mise a gradire: “voi pazzi, chi sono questi qua? Io non venire in Italia”. Poi la squadra la si fece come voleva la società e Boskov accettò comunque, e fece bene perché vinse a mani basse il campionato di serie B, trasformando pian piano gli attriti iniziali con Aldo Sensibile in una grande amicizia e in una proficua collaborazione.

Una collaborazione che continuò anche negli anni ’90 a Napoli ai tempi dell’ingegner Ferlaino. Boskov mi chiamò a fare l’allenatore in serie A al suo fianco, mentre lui, dopo aver vinto lo scudetto, la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe con la Sampdoria, continuava a fare il direttore tecnico, ma questa volta alla corte della più grande società di calcio del Sud Italia.  Io ero a Lecce, mi occupavo del settore giovanile della società guidata da Franco Jurlano e quando ci fu il passaggio di consegne con la nuova dirigenza dei Semeraro, mi arrivò l’offerta dal Napoli.

Boskov è stato un amico e un maestro al quale devo molto, calcisticamente e umanamente. Mi diceva sempre “caro Aldo nel nostro lavoro non dobbiamo mai far vedere cosa pensiamo davvero, quando sei arrabbiato fai la faccia contenta e quando sei contento fai vedere che sei arrabbiato”.
Chiudo confidandovi quello che mi disse con il suo modo di parlare noto a tutti a proposito di chi comanda nel calcio. “Ecco chi comanda li vedi?” Disse indicando i giornalisti. “Sono loro. Che fare tu se vedi 5 giornalisti amici che scrivono bene e 5 cattivi che scrivere male di te? Chi vai a salutare?” Quelli amici, risposi io ingenuamente. “E sbagli, devi andare da quelli che ti sono contro e diventa amico loro, così tutti e dieci sono amici tuoi.”

Questo era il grande Vujadin Boskov.