‘Mister, che sta succedendo?’, la piazza si spacca sul Lecce e sulle responsabilità di Fabio Liverani

La tifoseria si spacca sull’operato del tecnico: per tanti il Lecce è un miracolo firmato dall’allenatore romano, per molti la squadra non riesce più a seguirlo.

Alla fine sono sempre i risultati che parlano per le persone. Gli uomini, nello sport come nella vita, vengono sempre giudicati per i risultati che portano a casa: è questa la dura legge, piaccia o no. Così può capitare che, all’indomani dell’ennesima sconfitta col Parma, un allenatore come Fabio Liverani, fino a ieri osannato da tutta la tifoseria per le due promozioni consecutive con le quali aveva portato il Lecce dalla polvere della Serie C all’altare della serie A, non sia più fuori discussione come sembrava all’inizio del torneo.

Chi lo critica non commette più quel reato di lesa maestà che fino a ieri, invece, si adombrava su ogni distinguo rispetto alle scelte del tecnico romano. Sono diventati tanti quelli che non condividono le decisioni del mister e come sempre accade l’onda travolge anche i più equilibrati, quelli preferibilmente inclini ai giudizi complessi.

Certo, lo zoccolo duro non demorde. Se il Lecce ha in classifica la bellezza di 15 punti il merito è soprattutto di Fabio Liverani che grazie al bel gioco è riuscito a mettere i giallorossi fuori dalla zona retrocessione. Se il campionato finisse oggi, il Lecce sarebbe salvo e nessuno più del tecnico potrebbe appuntarsi al petto la coccarda del risultato raggiunto.

Ma c’è sempre un però. La squadra del presidente Sticchi Damiani perde da 4 turni consecutivi e non dà segni di vita. Il bel gioco è scomparso, la compagine sembra fragile, per certi versi inadeguata alla categoria. L’allenatore, che certo non le manda a dire, chiede rinforzi un giorno sì e l’altro pure, dicendo apertamente che il gruppo ha bisogno di giocatori di qualità. E con queste esternazioni certamente non si mette la rosa dalla sua parte, al punto che si rincorrono le voci su rapporti abbastanza tesi nello spogliatoio. Voci che lasciano il tempo che trovano ma che comunque circolano.

Non mancano ormai quelli che gli attribuiscono la scelta di calciatori che non hanno mai inciso sulle partite (in buona sostanza tutti gli acquisti dell’estate – Lapadula a parte –  sui quali si dice Liverani abbia sempre dato l’ok al ds Meluso), per non parlare poi delle scelte tecniche che gli vengono rimproverate. Le troppe panchine per Falco e Farias, la gestione dei cambi, l’ok alla vendita di La Mantia, le sostituzioni a risultato già segnato, ecc.

La vicenda, insomma, sembra essere più complessa di quanto appaia e l’intervento della società e del presidente in prima persona sono sembrati necessari. La fretta è cattiva consigliera nelle scelte e cambiare tutto a gennaio è sempre rischioso. Ma l’impressione è quella che serva una scossa in campo: le doti di Liverani sono fuori discussione, adesso c’è bisogno di vederle messe in pratica sul rettangolo verde di gioco. Intanto domenica arriva l’Inter di Antonio Conte.



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